Candidatura a sindaco di Catanzaro, polemica nel Pd. Puzzonia replica a Ventura: "Accuse ingenerose e saccenti"

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images Candidatura a sindaco di Catanzaro, polemica nel Pd. Puzzonia replica a Ventura: "Accuse ingenerose e saccenti"
Lino Puzzonia
  15 gennaio 2022 17:22

L'indicazione del candidato Sindaco del Capoluogo e una successiva determinazione in tal proposito assunta da una  Assemblea cittadina ha scatenato nel Pd catanzarese  una sorta di “contenzioso”, di reazioni contrastanti, di polemiche che hanno toccato anche il centro sinistra nel suo assieme di coalizione. Sull’argomento il nostro giornale ha ospitato una opinione di un militante storico del Pd, Nicola Ventura (LEGGI QUI). A Ventura ha inteso replicare, con la nota che pubblichiamo integralmente, un altro militante storico del Pd, Lino Puzzonia.

di Lino Puzzonia

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“Ormai da parecchio tempo l’amico e,  mi sia consentito credo anche da lui, il carissimo compagno Nicola Ventura, e solo a questo titolo  a lui replico, essendo spesso lontano da Catanzaro, manifesta la propria passione politica con delle esternazioni su vari argomenti. Si tratta di esternazioni che la sua storia, la sua esperienza, la sua raffinata capacità di analisi si sono spesso rivelate utili per un confronto di idee con e tra  molti di noi. Nella vicenda tuttavia della designazione del candidato a Sindaco per il centrosinistra a Catanzaro temo che le esternazioni di Nicola Ventura fin dall’inizio e ancora qualche giorno fa insistano sempre sullo stesso concetto e che siano però viziate da una convinzione pregiudiziale e da un difetto di informazione sul dinamico svolgersi di una vicenda che non ha potuto seguire in prima persona.  Non sarebbe gran danno se di fatto ciò non avesse contribuito ad alimentare delle fibrillazioni che stanno portando alla frantumazione di uno schieramento progressista su cui soffiano il fuoco anche settori di destra allo scopo di prender tempo nelle attuali difficoltà che allo stato distinguono la destra stessa.

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Cercherò di spiegarmi compiutamente, e ne chiedo scusa agli eventuali lettori, che seguirò, nel farlo, una regola proprio di Nicola che sostiene che la troppa sintesi per brevità è spesso a discapito della chiarezza e per esser chiaro rinuncerò alla mia abituale stringatezza. Fin dall’inizio allora Nicola Ventura ha sostenuto che esiste un patto “scellerato” tra quello che lui chiama il gruppo dirigente del PD (su cui poi tornerò) e uno schieramento di vari movimenti e associazioni (da lui e da qualcun altro sbeffeggiato un po’ irriverentemente come inconsistente dal punto di vista politico ed elettorale) a favore della designazione di Nicola Fiorita.

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Questo non è assolutamente vero anche se una certa inclinazione, peraltro non esplicitamente espressa fino a un certo punto, per Fiorita ha sempre caratterizzato lo schieramento fuori dal PD  ed anche nel PD sono sempre esistite simpatie evidenti, peraltro del tutto legittime,  ma non esclusivamente maggioritarie tenendo conto che la decisione finale per Catanzaro che è uno dei quattro comuni capoluogo di regione che andrà al voto in primavera è fortemente attenzionata dalla dirigenza regionale che sta per uscire dal commissariamento e dallo stesso Segretario nazionale.

Ha sempre sostenuto Ventura inoltre che bisogna seguire un altro percorso ampliando ad altri settori della vita cittadina. Più volte però io stesso ho chiesto pubblicamente a Nicola, che non c’era, e ad altri a lui vicini di illuminarci, di indicarci la via, di integrare il lavoro del coordinamento per questo ampliamento senza mai ricevere però un concreto aiuto. Sono allora giunto alla conclusione che forse il dissenso consisteva nel merito della scelta presunta nascosto dalla riserva sul metodo che poteva portare ad un risultato diverso da quello gradito.

E vengo alla ricostruzione di un percorso che Nicola Ventura ha potuto seguire molto rapsodicamente e di cui ha avuto credo notizie solo riportate.

Durante gli ultimi mesi e malgrado la pandemia il partito ha vissuto un serrato confronto fra moltissimi iscritti durante il quale sono via via venute fuori altri potenziali candidati tutti significativi e prestigiosi: Donato, Casalinuovo, Guerriero.

Personalmente ne sono stato felice perché se il centrosinistra catanzarese può contare su uno schieramento di personaggi di questo livello è una fortuna se specialmente queste persone riescono ad agire in sinergia e reciproca lealtà. Purtroppo però il candidato a Sindaco può essere uno solo. E qui viene il problema di come portare a sintesi tutta la questione.

Durante uno degli attivi (cui Nicola non ha partecipato) ho ricordato come si sarebbe proceduto nell’ambiente nel quale io e Nicola Ventura ci siamo formati e abbiamo vissuto e ho ricordato come un gruppo dirigente autorevole a metà degli anni settanta affidò il timone del PCI a un certo Enrico Berlinguer emerso tra due titani come Giorgio Amendola e Pietro Ingrao. Non si affidò certamente al voto degli iscritti e la scelta si rivelo assolutamente come la migliore.  Ahimè, caro Nicola, non sono gli anni settanta e questa non è la Direzione del PCI.

Il coordinamento cittadino di Catanzaro infatti non è un organo statutario ma è semplicemente un consesso di alcuni volenterosi segretari di circolo che in una città (e in una provincia) con gli organismi di partito devastati dall’abbandono dei due consiglieri regionali che avevano profondamente condizionato la vita del Partito stesso, senza un riferimento istituzionale in Consiglio comunale, hanno provato a ricostruire una presenza del partito in città. Cosa hanno fatto? Intanto hanno messo sotto osservazione le ultime malefatte del Sindaco denunciandole, hanno instaurato un rapporto con gruppi progressisti sparsi senza un punto di riferimento, hanno con qualche volenteroso giovane eseguito un sondaggio delle opinioni dei catanzaresi con 2000 risposte che ha fatto il giro d’Italia e anche su questo hanno stilato un programma di massima  ( che “fa il nesci” Nicola “o non l’ha letto?”)che costituisce una specie di “paletti” per il candidato a Sindaco il quale avrebbe dovuto svilupparlo con successivi tavoli di approfondimento. Prima il programma e un codice etico e poi il Sindaco grazie al fattore tempo che dava un gran vantaggio rispetto agli avversari. Nessun patto scellerato, nessun complotto, nessuna “furbata” ma solo un metodo originale “dal basso”. Tutto questo tuttavia non basta a fare del Coordinamento un gruppo dirigente autorevole capace di imporre un candidato, come la Direzione del PCI degli anni settanta, ma solo un gruppo organizzativo che di fronte a una molteplicità di ipotesi cerca di fare sintesi e se non ci riesce non può che affidarsi al voto tra coloro che sono disponibili a farsi votare ripartendo dai circoli e dagli iscritti

Dopo questa lunga digressione torno alla narrazione dei fatti. Un attivo delega il Coordinamento a sentire i quattro potenziali candidati per verificare l’effettiva disponibilità di ognuno e senza escludere il ricorso al voto degli iscritti. Il giorno seguente anche il cosiddetto e tanto denigrato tavolo della coalizione conferisce al Coordinamento e agli iscritti al PD la stessa delega. Agli incontri non si presenta Valerio Donato (ne spiegherà il motivo poi in un altro attivo successivo) gli altri tre sembrano essere tutti in campo. A nessuno piace la conta ma Fiorita è disponibile ad accettarla anche se con qualche riserva per il pericolo di una sua possibile divisività. Nei giorni seguenti Aldo Casalinuovo fa sapere per iscritto di aver ripensato alla propria disponibilità e invece diventa assente del tutto Fabio Guerriero. Ci si prepara allora qualche giorno prima di Natale a quella che avrebbe dovuto essere l’attivo conclusivo per informare il partito nazionale della situazione. Si tratta della più partecipata riunione, per presenze e per quantità e qualità degli interventi, degli ultimi dieci anni malgrado la volontaria assenza di 14 dissidenti che Nicola Ventura ben conosce e al cui documento ho già avuto modo di replicare e su cui non torno. All’Attivo partecipa Valerio Donato che con un intelligente e serio intervento spiega di aver disertato il confronto con il Coordinamento ritenendolo più personale che politico e di voler confrontare le proprie idee con tutti gli iscritti. Prendo subito la parola per apprezzare l’intervento, pur giudicandolo tardivo, ma proponendo di accettarlo come metodo di lavoro subito dopo Capodanno. Seguono molti interventi alcuni dei quali condividono l’ipotesi di un rinvio e altri (maggioritari) che invece sono per chiudere ormai la vicenda con la designazione di Fiorita per non perdere altro tempo. All’unanimità i non molti sopravvissuti alla lunga riunione (ma comunque circa una trentina) votano all’unanimità di inviare a Roma un documento con entrambe le ipotesi.

Restiamo in attesa, ma  in capo a qualche giorno, prima Valerio Donato e poi Aldo Casalinuovo annunciano con due conferenze stampa di candidarsi comunque con liste civiche.

Questo lo stato delle cose. Le affermazioni di Nicola che sogna palingenetiche soluzioni unitarie e vincenti, certamente auspicabili, ma che lancia accuse pesanti a chi, a suo avviso, non le ha rese possibili appaiono francamente ingenerose e un tantino saccenti.

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