Castrovillari, due giornate dedicate a Vittorio De Seta

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Castrovillari, due giornate dedicate a Vittorio De Seta


  07 novembre 2026 18:49

Ci sono momenti in cui una città ha bisogno di fermarsi, di ritrovarsi e di riscoprire ciò che la tiene unita. Momenti nei quali non contano soltanto gli appuntamenti in programma, ma le emozioni che sanno suscitare, le persone che riescono a mettere insieme, le storie che tornano a vivere attraverso uno sguardo, una parola, un'immagine. Credo che la Rassegna Internazionale Vittorio De Seta sia proprio una di queste occasioni: un invito a concederci il tempo di ascoltare, di conoscere e, soprattutto, di sentirci parte di una storia più grande, quella della nostra comunità e della nostra cultura.

La Rassegna Internazionale Vittorio De Seta appartiene a questa più preziosa dimensione. La manifestazione ha aperto porte, sta creando nuove visioni, concede riflessioni. Un successo.

Il 7 e l'8 novembre Castrovillari sarà chiamata a vivere due giornate di particolare intensità culturale e umana, nel segno di un uomo che ha saputo fare del cinema uno strumento di conoscenza, di verità e di restituzione della dignità: Vittorio De Seta.

Un grande maestro, un poeta delle immagini, un viaggiatore dell'anima popolare, capace di posare la macchina da presa là dove altri non si fermavano, di ascoltare ciò che sembrava non avere voce, di riconoscere nella fatica di un contadino, nel volto di un pastore, nel gesto antico di un pescatore o nel canto di una comunità l'immenso patrimonio di una civiltà.

De Seta non cercava il folclore da esibire, ma l'uomo da comprendere. Non inseguiva la bellezza artificiale delle cose, perché sapeva riconoscere quella autentica, spesso nascosta nelle pieghe della vita quotidiana. Il suo cinema ci ha insegnato che ogni volto custodisce una storia e che ogni territorio è molto più di una geografia: è un intreccio di memorie, sacrifici, appartenenze e speranze. È questa l’eredità a cui dobbiamo togliere le ragnatele.

Sabato 7 novembre, alle 17.30, il CineTeatro Vittoria ospiterà la mostra Abissi di Silenzio – Immagini dal film Banditi a Orgosolo, a cura di Antonello Zanda e Antioco Floris. Alle 18 seguirà la presentazione del volume Banditi a Orgosolo – dal film di Vittorio De Seta, di Antioco Floris, edito da Rubbettino. Alle 19, la proiezione del capolavoro di De Seta, a cura della Cineteca della Calabria, ci restituirà la possibilità di attraversare nuovamente quelle immagini che hanno saputo trasformare una storia locale in una grande interrogazione universale sulla condizione umana.

Domenica 8 novembre, alle 11, il Protoconvento Francescano diventerà luogo di incontro e di contemplazione con l'inaugurazione delle mostre Vittorio De Seta, Lettere dal Sud, a cura di Eugenio Attanasio e Antonio Renda e prodotta dalla Cineteca della Calabria, e Voci dal silenzio: Il lavoro dimenticato, dedicata all'antropologia visiva del lavoro italiano, a cura di Franco Megna.

Due giornate, dunque, che non chiedono soltanto di assistere, ma di partecipare. Di esserci. Di riconoscere nella cultura non un ornamento della vita pubblica, ma una delle sue fondamenta più solide.

Perché una città non cresce soltanto quando costruisce strade, inaugura opere o amplia i propri spazi. Cresce quando educa lo sguardo, quando offre occasioni di conoscenza, quando mette le generazioni in condizione di incontrarsi e quando sa riconoscere nel patrimonio culturale una ricchezza che non appartiene a pochi, ma a tutti.

C'è un passo del Vangelo di Matteo che recita: «La lampada non si accende per metterla sotto il moggio, ma sopra il candelabro, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa».

Mi piace pensare che la cultura abbia proprio questa missione: essere luce. Non una luce riservata agli addetti ai lavori, agli studiosi, agli appassionati o a chi già conosce la storia del cinema, ma una luce aperta, capace di raggiungere ogni cittadino, ogni giovane, ogni famiglia, ogni persona desiderosa di comprendere qualcosa in più del mondo in cui vive.

Ecco perché rivolgo un invito sincero alla cittadinanza, alle scuole, alle associazioni, agli operatori culturali, alle famiglie e soprattutto ai nostri giovani: partecipate. Venite a vedere, ad ascoltare, a conoscere. Attraversate queste mostre, fermatevi davanti a quelle immagini, lasciatevi accompagnare dalla forza di un film che, pur raccontando un'altra terra e un altro tempo, parla anche di noi.

Non occorre essere esperti di cinema per lasciarsi interrogare da un'immagine. Occorre soltanto essere disponibili a guardare con occhi liberi.

Il grande documentarista Robert Flaherty sosteneva, attraverso la sua opera, che il cinema documentario dovesse restituire la vita nella sua autenticità. E De Seta, con la sua sensibilità irripetibile, ha portato questa intuizione a una profondità poetica straordinaria: non ha semplicemente documentato un mondo, lo ha ascoltato fino a farne emergere l'anima.

In questo risiede anche il valore della manifestazione che Castrovillari ha l'onore di ospitare. Non si tratta di guardare indietro con nostalgia, né di custodire un passato come si conserva un oggetto prezioso dentro una teca. Si tratta di comprendere che la memoria è una responsabilità verso il futuro.

Le tradizioni non sono cenere da conservare, ma fuoco da mantenere vivo. Le identità non sono confini che separano, ma radici che permettono di incontrare gli altri senza smarrire sé stessi.

E una comunità che dimentica le proprie voci, i propri mestieri, i propri gesti e le proprie storie rischia, lentamente, di dimenticare anche il senso del proprio cammino.

Come Sindaco, considero questa rassegna un'occasione importante per Castrovillari, non soltanto per il prestigio del nome che porta, ma per il messaggio civile che consegna alla nostra città. La collaborazione tra istituzioni, mondo accademico, realtà culturali e associative dimostra quanto sia importante fare rete quando in gioco vi è un bene comune: la conoscenza.

Un ringraziamento sentito va a quanti hanno reso possibile questo percorso, alla Federazione Italiana Tradizioni Popolari ETS, al suo presidente Gerardo Bonifati, alla Regione Calabria, all'Università della Calabria, alla Cineteca della Calabria, a tutti i curatori, agli studiosi, agli autori e ai collaboratori che, con passione e competenza, stanno contribuendo a dare corpo a questa importante esperienza culturale.

Ma il mio ringraziamento più grande desidero rivolgerlo fin d'ora ai cittadini che sceglieranno di esserci. Perché il successo di una manifestazione culturale non si misura soltanto nella qualità degli ospiti o nel numero delle opere presentate. Si misura soprattutto nella capacità di generare curiosità, di aprire coscienze, di lasciare domande e di far nascere nuovi desideri di conoscenza.

Vorrei che il 7 e l'8 novembre fossero, per Castrovillari, giornate nelle quali riscoprirci comunità attraverso la bellezza. Vorrei vedere i nostri ragazzi accanto ai loro genitori, gli anziani accanto ai giovani, gli appassionati accanto a chi entra per la prima volta in una sala cinematografica per incontrare un'opera di De Seta. Vorrei che, uscendo dal CineTeatro Vittoria o attraversando i chiostri del Protoconvento Francescano, ciascuno portasse con sé qualcosa: un'immagine, una parola, un volto, una storia che prima non conosceva.

La Scrittura ci ricorda che «dove non c'è visione, il popolo perisce» (Proverbi 29,18). Una città ha bisogno di visione, di orizzonti, di occasioni nelle quali riconoscere la propria identità e immaginare ciò che può diventare. Castrovillari vuole essere anche questo: una città che non rinuncia alla cultura, che non considera il sapere un privilegio, che sa aprire le proprie porte alle idee e alle esperienze, che riconosce nella memoria non un peso, ma una possibilità.

Vittorio De Seta ci ha lasciato immagini che continuano a respirare. Ci ha insegnato che il silenzio può raccontare più di mille parole e che, qualche volta, per comprendere davvero un popolo bisogna semplicemente fermarsi ad ascoltarlo. Facciamolo anche noi.

Il 7 e l'8 novembre ritroviamoci nei luoghi della cultura, facciamo spazio alla bellezza, concediamoci il tempo di guardare e di comprendere. Perché ci sono immagini che attraversano gli anni, superano le distanze e finiscono per diventare patrimonio di tutti.

E ci sono città che, scegliendo di accoglierle, dimostrano di avere ancora il desiderio di sognare.

Castrovillari vuole essere una di queste.

Scegli La Nuova Calabria come fonte preferita su Google

Vedrai più spesso le nostre notizie tra le Notizie principali della ricerca Google. Spunta la casella accanto a lanuovacalabria.it e aggiorna la pagina.

Aggiungi su Google