
di ANTONIO BEVACQUA
Se mi è consentito, intervengo nel dibattito in corso principalmente per due ordini di motivi. Il primo, per manifestare la mia solidarietà all’amico Bruno Spaccaferro, già ottimo amministratore comunale e valido imprenditore, per quanto accaduto a sua moglie, vittima, ho letto, di 11 ore di permanenza al pronto soccorso dell’ospedale Pugliese di Catanzaro e a quanti, da me non conosciuti, si siano trovati nelle stesse condizioni. LEGGI QUI
Il secondo per ringraziare per i loro interventi l’Avv. Danilo Russo e la Vice Presidente del Consiglio Comunale, nonché operatrice sanitaria, Manuela Costanzo, i quali hanno il grande merito di aver acceso un potente faro su un problema che tocca tutti, quello della sanità catanzarese in generale e del funzionamento del pronto soccorso in particolare.
Il problema sollevato dalla vittima e commentato dagli autorevoli intervenuti è di una gravità estrema che, se non costantemente denunciato, corre il rischio di portare i cittadini, soprattutto quelli che fortunatamente non ne vengono coinvolti, all’assuefazione o, peggio, alla pasoliniana “rassicurante normalità”.
Non è più accettabile che Catanzaro, poco importa se in linea con le statistiche, debba vivere una situazione che chi ha dovuto frequentare il pronto soccorso dell’ospedale Pugliese descrive come una realtà da terzo mondo in un clima di medicina di guerra (d’altra parte a cos’altro sarebbe assimilabile l’attesa di un posto letto per 11 ore!) nonostante, va detto, gli sforzi sovraumani del personale sanitario.
Non accettare quello che accade significa essere coscienti dei propri diritti di cittadini di uno stato democratico e civile, diritti che non possono essere compressi in relazione al finanziamento di una spesa sanitaria che non consente di andare avanti o che vengono spesso contrabbandati per concessioni, facendoci indossare le vesti di consumatori o, peggio, quelle di clienti.
Non sta a me dire chi debba provvedere, ma so che chi ne ha il potere ha due strade o vi provvede o lascia. Ricordo incidentalmente che una terza la imboccò, sia pure per gravi carenze igieniche e strutturali dell’ospedale, un sostituto procuratore della repubblica di Catanzaro nei primi anni duemila e fu quella del sequestro giudiziario.
In altra occasione, che non sia questa della denuncia e dell’allarme, dirò delle responsabilità e di come tutto abbia avuto inizio da un lato con il tradimento di una certa classe politica che smise di credere nella sanità come bene comune attraverso la modifica del titolo V della Costituzione, prodromo del dualismo sanitario dei ricchi e dei poveri, complici i gruppi economici dominanti, e di come sia stato stretto e tuttora vigente un patto scellerato realizzato con un’aliquota di cittadini ai quali non si chiede di fare tutto il proprio dovere di contribuenti, sottraendo le risorse necessarie alla sanità pubblica.
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