Cosenza, Bianca Rende rilancia il dibattito sulla sanità

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  07 febbraio 2026 16:40

Un diritto costituzionale che sulla carta è garantito a tutti, ma che nella vita quotidiana di migliaia di calabresi si traduce in un vero e proprio percorso a ostacoli. È da questa frattura, sempre più evidente e dolorosa, che prende avvio il secondo appuntamento del ciclo di incontri “Discute la città”, promosso dalla consigliera del Comune di Cosenza Bianca Rende. Un’iniziativa pensata come un focus approfondito sui grandi temi che attraversano la comunità urbana, dopo una prima fase dedicata all’ascolto e al confronto diretto con i comitati civici.

«Il tema scelto per il secondo dibattito è la sanità», ha affermato Bianca Rende, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e il principio di uguaglianza sostanziale. «Oggi il diritto alla salute non è sempre garantito. Un diritto che dovrebbe essere minimo, irrinunciabile, viene invece esercitato con enorme difficoltà». Un’affermazione supportata da numeri allarmanti: nel 2025 circa 600mila calabresi hanno rinunciato a curarsi, mentre il 79% di chi si è rivolto alle cure lo ha fatto in regime privato, spendendo in media 225 euro a prestazione. Un dato che fotografa una sanità pubblica indebolita e una progressiva privatizzazione di fatto. La migrazione sanitaria è uno degli effetti più evidenti di questo squilibrio. «Prestazioni diagnostiche fondamentali diventano inaccessibili per liste d’attesa interminabili o per l’esaurimento dei budget nel privato convenzionato, costringendo i pazienti a spostarsi in altre regioni. È un paradosso perché la Regione Calabria finisce per rimborsare prestazioni che potrebbero essere tranquillamente erogate qui», ha sottolineato la consigliera.

Un dibattito molto partecipato che ha visto la presenza, tra gli altri, di Giuseppe Mazzuca (presidente del consiglio comunale di Cosenza), Francesco Alimena (capogruppo PD nello stesso consiglio), Filomena Greco (consigliera regionale Casa Riformista), onorevole Giacomo Mancini, Carlo Guccione (direzione nazionale Pd), Elio Bozzo (già direttore Distretto Sanitario di Cosenza), Sandro Scalercio (AVS), Franco Bartucci (giornalista), Anna De Vincenti (Auser Rende), Raffaella Formisani (Auser Cosenza), Paolo Veltri (comitato "No Scippo"), Carlo De Gaetano (medico), Daniela Francini (architetto), Mimmo Passarelli (urbanista), professor Luigi Gallo. Presenti in sala numerosi consiglieri comunali.

Grande emozione ha suscitato l’intervento di Caterina Perri, vedova di Serafino Congi, che da 13 mesi attende risposte in merito al mancato arrivo dell’ambulanza medicalizzata che avrebbe potuto salvare la vita al marito, deceduto in circostanze drammatiche a San Giovanni in Fiore. Su questa e su tante altre morti bisogna arrivare alla verità e alle responsabilità che hanno portato a queste tragedie che si verificano ormai quotidianamente.

Al centro dell’attenzione, la situazione dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza: meno di 400 posti letto disponibili a fronte di quasi il doppio previsti, insufficienti per un ospedale Hub che serve un bacino provinciale enorme e supplisce alle carenze degli ospedali territoriali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pronto soccorso intasato, ambulanze in fila e personale insufficiente.

La questione più controversa riguarda la localizzazione del nuovo ospedale Hub previsto dalla programmazione regionale. Negli ultimi atti, la struttura è stata collocata ad Arcavacata, al di fuori del territorio comunale di Cosenza, motivando la scelta con la vicinanza al nuovo corso di laurea in Medicina dell’Università della Calabria. «Sgombriamo il campo da equivoci – ha precisato la consigliera del Comune di Cosenza – siamo felicissimi per l’attivazione del corso di Laurea, ma un ospedale deve rispondere prima di tutto ai bisogni dei malati». Dal dibattito emerge con chiarezza la perplessità rispetto a una decisione che rischia di utilizzare le risorse per l’Hub per una struttura di ricerca, snaturandone la funzione originaria e sottraendo risorse preziose alla sanità assistenziale. Di qui la proposta: prevedere due strutture distinte, dotate di nuove risorse, senza sottrarre fondi all’emergenza sanitaria attuale.

Nel progetto regionale, l’area dell’attuale ospedale Annunziata dovrebbe trasformarsi in una Cittadella della Salute, con uffici amministrativi, ambulatori e una casa di comunità. Una prospettiva giudicata dai presenti «insufficiente e pericolosa»: la riduzione dei posti letto – già oggi inferiori ai 400 rispetto ai 777 previsti – aggraverebbe il sovraffollamento del pronto soccorso e la pratica ormai diffusa dei «pazienti parcheggiati», senza presa in carico terapeutica.

Allarme anche rispetto alla ristrettezza dei tempi per centrare gli obiettivi del PNRR Sanità, ultima occasione per spostare l’asse del sistema dall’ospedale al territorio: case della salute, assistenza domiciliare, telemedicina, digitalizzazione. «La scadenza del 30 giugno incombe e il rischio concreto è che nessuno degli interventi venga completato», è stato l’avvertimento.

In attesa della realizzazione del nuovo ospedale, che potrebbe richiedere decenni, la priorità è rafforzare l’Annunziata. «Non possiamo distrarci dall’emergenza di oggi – ha ribadito Bianca Rende – servono assunzioni, nuovi medici, infermieri e personale sanitario che deve essere messo nelle condizioni di lavorare al meglio con strutture e tecnologie all’avanguardia. Senza organici adeguati, i posti letto restano solo sulla carta». Le ore aggiuntive e il ricorso ai gettonisti non rappresentano una soluzione strutturale. «Serve una scelta politica chiara e coraggiosa», aprendo una vertenza forte con la Regione e lo Stato, che punti al potenziamento dell’offerta sanitaria, all’integrazione tra ospedale e territorio e al recupero dei finanziamenti già disponibili. Non è mancata la critica alla politica locale, ritenuta responsabile di non aver contrastato per tempo un processo decisionale deciso altrove, insieme a una serie di proposte, tra cui quella di presentare una mozione in Consiglio regionale per la rinegoziazione del debito sanitario.

L’incontro si è chiuso con un appello alla partecipazione attiva e alla costruzione di un documento di sintesi degli interventi espressi durante il dibattito da portare sui tavoli istituzionali. «Deve partire forte la richiesta della cittadinanza – ha concluso Bianca Rende – perché il governatore e commissario Occhiuto e le istituzioni vengano sollecitati a tutti i livelli». Non c’è più tempo: senza un’inversione di tendenza immediata, la sanità calabrese è destinata a diventare un privilegio per pochi.


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