
Si è ufficialmente insediata lo scorso 23 gennaio, presso la sede provinciale dell’INPS di Cosenza, la Sezione Territoriale della Rete del Lavoro Agricolo di Qualità.
La riunione di insediamento, convocata dal Direttore della sede INPS di Cosenza, rappresenta un passaggio attuativo del Protocollo d’intesa sottoscritto l’8 ottobre scorso, che ha posto le basi per una collaborazione stabile tra istituzioni, parti sociali ed enti coinvolti per promuovere legalità, trasparenza e qualità nel settore agricolo.
All’incontro hanno preso parte i rappresentanti di Regione Calabria, Prefettura, INPS, INAIL, Ispettorato Territoriale del Lavoro, Centri per l’Impiego, Agenzia delle Entrate, insieme alle organizzazioni datoriali Confagricoltura e Coldiretti, alle organizzazioni sindacali FAI CISL, FLAI CGIL e UILA UIL e all’Ente Bilaterale Agricolo EBAT-FIMI.
«Si tratta di una notizia positiva per tutto il settore agricolo della nostra provincia – dichiarano i sindacati territoriali di categoria FAI CISL, FLAI CGIL e UILA UIL. L’istituzione della Sezione territoriale rappresenta un risultato che abbiamo fortemente sostenuto, perché dotare anche il nostro territorio di questo strumento significa rafforzare concretamente la lotta al lavoro irregolare e allo sfruttamento, promuovendo al tempo stesso un modello di agricoltura fondato sulla qualità e sul rispetto dei diritti».
I sindacati sottolineano come l’avvio della Sezione non debba restare un fatto formale, ma segnare l’inizio di una fase operativa concreta: «Ora è fondamentale passare dalla costituzione alla programmazione delle attività, individuando priorità, strumenti e azioni condivise. La Rete può diventare un presidio stabile di legalità e sviluppo sano del settore, ma solo se sostenuta da un impegno costante di tutti i soggetti coinvolti».
Nel corso dell’incontro è emersa con chiarezza la necessità di ampliare il numero di aziende aderenti alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità. Attualmente, infatti, nella provincia di Cosenza risultano iscritte poco più di 250 imprese agricole, un numero ancora limitato rispetto al potenziale del territorio.
«Occorre avviare una campagna capillare di informazione e sensibilizzazione per far conoscere alle aziende i vantaggi dell’adesione alla Rete, non solo in termini di reputazione e trasparenza, ma anche rispetto alle premialità previste, all’accesso a finanziamenti e alle opportunità legate ai bandi pubblici. La legalità deve essere percepita come un valore aggiunto e non come un peso burocratico».
Per le Federazioni sindacali provinciali, l’azione della Sezione territoriale dovrà muoversi in stretta connessione con il rafforzamento della formazione e con interventi mirati su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ambiti ancora troppo spesso segnati da criticità. «È indispensabile investire sull’informazione ai lavoratori e alle imprese riguardo ai contratti di lavoro, agli strumenti della bilateralità, ai fondi integrativi e a tutte le opportunità che possono migliorare le condizioni di lavoro e la qualità dell’occupazione agricola».
Un’attenzione particolare dovrà essere riservata alla condizione dei lavoratori agricoli stagionali, soprattutto per quanto riguarda trasporto e alloggio, aspetti che in molte realtà rappresentano anelli deboli della filiera e terreni su cui si insinuano forme di intermediazione illecita.
«Serve alimentare un confronto stabile su questi temi e attivare misure concrete che rendano trasparente e dignitoso l’intero percorso lavorativo, dal reclutamento alla permanenza sul territorio. È proprio nelle situazioni di maggiore fragilità che si annidano i rischi di caporalato e di utilizzo di manodopera attraverso circuiti illegali.
«Ora inizia il vero lavoro. Dalle prossime riunioni dovranno emergere proposte operative, affrontando anche le criticità di carattere burocratico che spesso scoraggiano le imprese sane. L’obiettivo deve essere costruire un settore agricolo che non sia solo sopravvivenza, ma opportunità di sviluppo e lavoro dignitoso, contrastando lo sfruttamento non soltanto con controlli e repressione, ma soprattutto con prevenzione, informazione e qualità».
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