
"Il Patto per lo Jonio nasce da Crotone: ora servono fatti, non solo intenzioni"
20 luglio 2026 15:56"L'iniziativa del presidente del Consiglio comunale di Crotone, che ha proposto la nascita di un "Patto per lo Jonio", merita un plauso per il tempismo politico e per l'impostazione di fondo. Crotone, finalmente, sembra guardare oltre i propri confini amministrativi. Riconoscere che il futuro delle sue infrastrutture strategiche – a partire dall'aeroporto – dipende dall'integrazione con la Sibaritide e con l'Alto Jonio rappresenta una svolta culturale che non può che essere accolta favorevolmente.
Il rischio, però, è che questa proposta d'intesa finisca per trasformarsi nell'ennesimo manifesto di buone intenzioni privo di effetti concreti. Chi da anni porta avanti le battaglie civiche lungo l'Arco Jonico conosce bene questo copione. Senza una strategia condivisa e senza impegni vincolanti, anche le migliori idee rischiano di ridursi a propaganda.
La questione è innanzitutto geopolitica e demografica. Continuare a considerare Crotonese e Sibaritide come realtà separate significa ignorare la realtà. Nessuno dei due territori possiede, da solo, la massa critica necessaria per incidere realmente nei processi decisionali regionali e nazionali. Se la costa jonica vuole smettere di essere la periferia degli investimenti pubblici, deve imparare a ragionare come un unico sistema territoriale.
Il Patto avrà senso solo se saprà dare una sola voce politica a un macro-territorio capace di mettere insieme porti, aeroporto, aree industriali, distretti agricoli, turismo e logistica.
Non è una questione di chi guida e chi segue. Grandi e piccoli Comuni dell'ambito condividono le medesime problematiche. È questa la sinergia che va costruita, non una gerarchia da spartire.
Crotonese e Sibaritide si declinano al plurale. Ma devono essere lette come una cosa sola.
Il paradosso ferroviario, la Bretella di Thurio e il miraggio dell'AV
Nella proposta emerge giustamente la volontà di rilanciare la ferrovia jonica, tornata, sia pur temporaneamente, operativa. Manca però un passaggio decisivo.
Occorre evitare di alimentare aspettative improprie parlando genericamente di collegamento con l'Alta Velocità. Oggi in Calabria non esiste ancora una vera linea AV. Quella tirrenica è una linea a "velocità alta". La vera Alta Velocità resta un obiettivo futuro, probabilmente non prima del 2033-2034 e, verosimilmente, limitata fino a Praia.
Da tre anni si discute, con toni spesso fuorvianti, di un'ipotesi di deviazione a zig zag. L'idea sarebbe quella di un rientro del tracciato da Praia verso Tarsia, con innesto nuovamente sulla dorsale tirrenica nei pressi di Cosenza. Un capitolo che rischia di ridursi a distrazione di massa. Il ragionamento sul nodo di Tarsia va invece tenuto vivo, nella sua versione originaria. Bisogna portare l'Alta Velocità dal Lagonegrese verso la valle del Crati, attraverso il Pollino. Naturalmente a una quota più bassa rispetto all'autostrada, per dare linearità al tracciato e risparmiare chilometri di galleria.
Solo nell'area di Tarsia, e non altrove, potrà avvenire l'interconnessione jonica alla futuribile AV. È una questione geografica, non un orpello.
Ma, per le tempistiche appena descritte, è un ragionamento che realisticamente non vedrà la luce prima del 2040. Perderci oltre misura, oggi, non ha senso. L'obiettivo immediato deve essere ottimizzare i percorsi ferrati già esistenti.
Proprio per questo bisogna rendere più efficiente la rete attualmente disponibile. Non è accettabile che un cittadino di Crotone diretto verso il Nord debba continuare a viaggiare prima verso sud, a Lamezia, e solo successivamente risalire la penisola. Un'assurdità logistica che penalizza tempi di percorrenza e competitività.
Per superare questo limite, il Patto dovrebbe rilanciare con decisione il progetto della Bretella di Thurio. La Lunetta prevista a ridosso della stazione di Sibari, estremamente curvilinea, rischia di far rallentare notevolmente i treni. Il tempo guadagnato con la scorciatoia si perde nel rallentamento necessario ad affrontarla. La bretella, pur più costosa, corre sempre in pianura e consente al treno di mantenere la stessa velocità della dorsale e della linea valliva. Questa opzione permette di recuperare quasi mezz'ora sul tragitto verso Roma.
Ma predisporre una ferrovia efficiente non basta. Per ottenere nuovi collegamenti servono anche fruitori. Quando la linea jonica verrà completamente elettrificata, sarà necessario dimostrare l'esistenza di un bacino d'utenza capace di sostenere servizi più frequenti e competitivi.
Non si tratta soltanto di numeri. Quel tracciato è da sempre lì, ma nessuno l'ha mai pensato come cerniera tra tre ambiti demograficamente tra i più forti della Calabria. È questo a dare a qualunque treno la capacità di riempimento, non il semplice conteggio degli abitanti. E quel bacino, se si supera la logica dei campanili, esiste già: il Marchesato, la Sibaritide e la Valle del Crati insieme rappresentano quasi 800 mila abitanti. Una massa demografica oggi esclusa dalla connessione alle grandi reti ferroviarie nazionali.
Un ritardo che non è più solo infrastrutturale. È politico.
La grande assente: la Statale 106
Se la ferrovia è fondamentale, la vera assenza del dibattito resta ancora una volta la Strada Statale 106. La mobilità delle merci, dell'agroalimentare, della logistica e del turismo continuerà inevitabilmente a dipendere dalla viabilità stradale.
Mentre sono in dirittura d'arrivo gli interventi sui tronchi tra Catanzaro e Crotone e tra Sibari e Corigliano-Rossano, rimane scoperto proprio l'anello decisivo: quello tra Crotone e Corigliano-Rossano. È qui che si gioca il futuro della costa jonica.
Di quella cifra, oltre cinque miliardi di euro necessari ad ammodernare la statale, oggi non esiste ancora nulla. C'è solo una bozza di progetto, in attesa del definitivo. Ma i cinque miliardi non sono, in questo momento, il problema principale. Sono un problema successivo. Nessun governo si impegnerà a finanziare un'opera di quel costo se manca, a monte, la volontà condivisa di volerla.
Gli altri due tratti non sono avanzati per meriti del PNRR. Sono arrivati a definizione perché i comuni coinvolti hanno battuto i pugni sul tavolo. Con delibere di indirizzo hanno chiesto, e preteso, un percorso a quattro corsie che attraversasse i loro territori. È mancato esattamente questo, finora, nel tratto tra Crotone e Corigliano-Rossano. Ogni comune si è limitato, nella migliore delle ipotesi, a un comunicato stampa. Non c'è stata alcuna presa di posizione realmente istituzionale. Prima di sindacare se cinque miliardi siano pochi o troppi, servono delibere di indirizzo da parte di tutti i comuni coinvolti. Senza una linea di intenti comune, parlare di finanziamenti è prematuro.
D'altronde, non si può parlare di sviluppo quando tra il Crotonese e Corigliano-Rossano si continua a viaggiare con tempi incompatibili con qualsiasi economia moderna.
Senza strade, i porti restano moli. Senza strade, l'aeroporto resta un capolinea isolato.
Non bastano i tavoli. Serve una voce sola
Il Patto per lo Jonio arriva forse tardi, dopo decenni di frammentazione istituzionale e di localismi. Proprio per questo però può rappresentare un punto di svolta.
La Conferenza permanente dei Sindaci e dei presidenti delle Assise Civiche non dovrà trasformarsi nell'ennesimo luogo dove si firmano protocolli destinati a rimanere nei cassetti. Dovrà essere un organismo stabile di pressione politica. Un interlocutore capace di presentarsi unito davanti alla Regione e al Governo con un'unica piattaforma di richieste.
La frammentazione, fino a questo momento, è stata alla base. Ha caratterizzato l'operatività degli Enti di primo livello. Enti che hanno parlato lingue diverse tra loro.
La sinergia deve nascere tra Enti simili e omogenei: Comuni con Comuni. Solo così può diventare volano per la gerarchia istituzionale che segue: Provincia, Regione, Stato. Se l'anello si spezza alla base, la gerarchia salta. Nessuno, più a monte, avrà interesse a farsi carico di un'unione di intenti che, alla base, semplicemente non esiste. E se i Comuni non fanno massa critica, le Province e la Regione continueranno a trattare quel quadrante geografico come terra di confino.
Perché dovrebbero interessarsi a una porzione di territorio che, per prima, non sa interessarsi a se stessa? E se Provincia e Regione non rappresentano il problema al Governo centrale, quest'ultimo non avrà mai motivo di sapere dove si trovi l'Arco Jonico.
Alta Velocità, aeroporto e porti sono obiettivi imprescindibili. Senza la Bretella di Thurio e senza il completamento della Statale 106, tuttavia, il Patto rischia di rimanere soltanto una dichiarazione d'intenti.
Lo Jonio non deve chiedere assistenza. Deve chiedere infrastrutture.
Il resto è reclame".
Lo affermano Domenico Critelli e Domenico Mazza (Comitato Magna Graecia).
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