Da Castrovillari ad Auschwitz: il viaggio della memoria degli studenti dell’IIS “Fermi Pitagora Calvosa”

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  11 luglio 2026 17:13

Ci sono viaggi che servono a conoscere il mondo, altri che servono a capire l'uomo. Quello che gli studenti dell'IIS Fermi Pitagora Calvosa stanno per intraprendere appartiene a questa seconda categoria. Nei prossimi giorni circa venti studenti dell’istituto partiranno alla volta di Cracovia per prendere parte al progetto "Da Ferramonti ad Auschwitz", selezionato e finanziato dall'Ufficio Scolastico Regionale della Calabria nell'ambito del programma nazionale dedicato ai Viaggi della Memoria.

Un riconoscimento importante per un percorso che la scuola ha immaginato non come un semplice viaggio d'istruzione, ma come un'esperienza educativa capace di trasformare la conoscenza della storia in coscienza civile. Prima della partenza gli studenti hanno letto documenti, analizzato testimonianze, discusso il rapporto tra memoria e responsabilità, riflettuto su ciò che accade quando una società smette di riconoscere nell'altro una persona. Adesso quelle pagine di storia diventeranno luoghi. Quelle parole diventeranno spazio. Quella storia diventerà esperienza. Il viaggio è stato costruito come un racconto. Comincia dalla vita, attraversa la persecuzione, si confronta con lo sterminio e ritorna infine alla responsabilità. Perché la memoria non consiste nel visitare un luogo, ma nel comprendere il cammino che vi ha condotto.

A partire dal 15 luglio gli studenti entreranno nella storia attraverso la città di Cracovia. Visiteranno il quartiere ebraico di Kazimierz, per secoli cuore della vita religiosa, culturale e sociale della comunità ebraica polacca, un luogo nel quale ancora oggi è possibile leggere le tracce di una presenza che la persecuzione nazista tentò di cancellare. Percorrerne le strade significherà comprendere che la Shoah non ha distrutto soltanto delle vite, ma anche un universo di relazioni, tradizioni, linguaggi e identità.  Da quella città, dove la vita ebraica ha lasciato un'impronta profonda, il percorso condurrà gli studenti ad Auschwitz I e Birkenau, attraversando quei luoghi che rappresentano ancora oggi il simbolo universale dello sterminio.

Cammineranno lungo i binari sui quali arrivavano i convogli, entreranno nelle baracche, osserveranno gli oggetti appartenuti alle vittime. Ma il viaggio li porterà anche nella Fabbrica di Oskar Schindler, perché accanto alla memoria del male esiste anche la memoria della responsabilità.  

È proprio questo uno dei messaggi che accompagnerà gli studenti. Nei giorni scorsi hanno rivisto il capolavoro di Steven Spielberg, Schindler's List: un film che non racconta soltanto la Shoah. Racconta la possibilità di scegliere quando tutto sembra spingere nella direzione opposta. Racconta il momento in cui un uomo smette di vedere operai, numeri o ingranaggi e torna a vedere persone. Per questo la visita alla Fabbrica di Schindler non sarà una parentesi del viaggio, ma uno dei suoi passaggi più significativi: ricorderà ai ragazzi che anche dentro il tempo più oscuro esiste sempre uno spazio nel quale ciascuno può decidere da quale parte stare. Il progetto non si concluderà con il ritorno da Cracovia.

Nel mese di settembre il percorso troverà il suo naturale compimento con la visita al Campo di Internamento di Ferramonti di Tarsia, luogo da cui idealmente questa riflessione è partita. Sarà l'occasione per rileggere, alla luce di quanto vissuto in Polonia, anche la storia italiana dell'internamento e delle persecuzioni razziali, comprendendo come la memoria europea passi inevitabilmente anche attraverso il nostro territorio.

Durante il viaggio gli studenti terranno un diario personale, raccoglieranno immagini, testimonianze e riflessioni che confluiranno in un resoconto condiviso destinato a diventare patrimonio dell'intera comunità scolastica. Al rientro l'esperienza sarà restituita attraverso incontri pubblici, elaborati e una mostra documentaria, affinché la memoria non rimanga confinata a chi ha partecipato al viaggio, ma diventi occasione di crescita collettiva.

Perché Auschwitz non chiede semplicemente di ricordare ciò che è accaduto. Chiede di domandarci, ogni giorno, che cosa succede quando un uomo smette di riconoscere nell'altro un volto e comincia a vedere soltanto un numero.


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