Farmabusiness. Domenico Scozzafava resta in carcere, rigettato il ricorso in Cassazione: "Uomo di fiducia del clan"

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Domenico Scozzafava
  20 maggio 2021 13:25

di EDOARDO CORASANITI

"L'accertata partecipazione di Scozzafava ad un summit di 'ndrangheta e la disponibilità dello stesso ad operare come uomo di fiducia del capo clan nella realizzazione di importanti interessi economici del gruppo criminale". E non solo: la Corte di Cassazione si trova d'accordo con il Tribunale della Libertà nel sottolineare "la pericolosità" di Domenico Scozzafava, 40 anni, di Catanzaro, in carcere dal 19 novembre nell'ambito dell'operazione "Farmabusiness".  La conclusione dei giudici romani è la conseguenza di un ragionamento portato avanti per 10 pagine: non c'è spazio per una misura cautelare alternativa per il 40enne antennista, incensurato. Resterà in carcere. 

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Sul ricorso presentato dalla difesa dopo la conferma del Tdl alla misura cautelare in carcere, la sesta sezione della Cassazione (presidente Anna Petruzzellis) ribadisce "l'esistenza di un concreto ed ancora attuale rischio di recidiva potesse essere obiettivamente desunta dal successivo coinvolgimento del prevenuto nella commissione di gravissimi delitti, quali una tentata estorsione aggravata e la detenzione illecita di armi di fuoco, maturati nel contesto della operatività della frangia catanzarese di quella organizzazione criminale". 

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Scozzafava, difeso dagli avvocati Dario Gareri e Andrea Gareri, è accusato di partecipazione all'associazione mafiosa (Grande Aracri di Cutro), tentata estorsione aggravata, detenzione e porto illegale di arma e ricettazione.  

Farmabusiness è l'indagine che porta all'esecuzione di 19 misure cautelari e che vede al centro l'attività della cosca di ndrangheta Grande Aracri di Cutro con riferimento alle iniziative imprenditoriali avviate attraverso il reimpiego di capitali della cosca. Nelle carte del blitz coordinato dal procuratore Nicola Gratteri, la cosca Grande Aracri di Cutro e l'affare della distribuzione dei farmaci in Calabria, Puglia ed Emilia-Romagna. Inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari anche Domenico Tallini, ex assessore  regionale al Personale all'epoca dei fatti contestati, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e scambio elettorale politico-mafioso. Per l'ex presidente del Consiglio regionale il Tdl ha annullato la misura, decisione confermata anche dalla Corte di Cassazione. Tallini è finito nei guai a causa del rapporto con Scozzafava, ritenuto dalla Procura come il collante tra 'ndrangheta e il politico. 


IL RICORSO DELLA DIFESA. Oltre a due motivi di carattere procedurale (per non essere state rilasciate alla difesa la copia delle tracce foniche poste a fondamento del provvedimento applicativo della misura cautelare e per essere stato emesso un decreto autorizzativo delle intercettazioni, privo dell'indicazione dei sufficienti indizi  giustificativi  dell'impiego  di quel mezzo di ricerca della prova), la difesa aveva contestato l'ordinanza del Tribunale della Libertà per altre presunte violazioni di legge. 
Secondo i legali, da contestare è il provvedimento genetico del gip che assegna il carcere in relazione all'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso per un solo incontro tra "Scozzafava e il capo del clan di Cutro, Nicola Grande Aracri, benché non risulti provato alcun passaggio di denaro dal clan all'odierno ricorrente o viceversa; l'indagato abbia riferito di essersi trovato casualmente in casa del Grande Aracri, dove si era recato per effettuare la riparazione di un'antenna, mentre altro soggetto, tale Walter Manfredi, aveva discusso con Salvatore Grande Aracri di un 'affare', alla cui realizzazione gli era stato proposto di prendere parte nella fase iniziale; affare al quale lo Scozzafava non si era poi interessato e che, peraltro, aveva riguardato la commercializzazione di farmaci oncologici non vendibili dalle società Consorzio Farmaitalia e Farmeko, delle quali il prevenuto non aveva avuto alcun potere di rappresentanza  e dalle quali, dopo aver subito  perdite economiche, era stato poi escluso", si legge nel ricorso. 
La difesa ha insistito anche sulla illogicità e contraddittorietà della motivazione del Tdl "per avere riconosciuto l'esistenza di concrete e attuali esigenze di cautela, fronteggiabili solo con l'applicazione della misura carceraria, benché i fatti di reato ipotizzati siano molto risalenti nel tempo, essendo stati commessi tra il 2013 e il 2016; sia stato dimostrato un allontanamento dello Scozzafava dal gruppo criminale". 

Gli avvocati hanno scritto nel ricorso che l'antennista nel tempo ha assunto un atteggiamento collaborativo, e oramai "non più in contatto con altri indagati ovvero con soggetti coinvolti nell'operatività della suddetto società farmaceutiche (dalle quali era stato allontanato), imprese oramai inattive dal 2016 e fallite". 

LE MOTIVAZIONI DELLA CASSAZIONE. 

I giudici mettono in rilievo le gli esiti delle intercettazioni secondo cui è “possiblie evincere che già nel 2015 Scozzafava avrebbe discusso con un altro soggetto dei reati commessi per conto di Gennaro Mellea, a capo della cosca dei gaglianesi, alleati prima con gli Arena di Isola Capo Rizzuto e poi con I Grande Aracri di Cutro.

Valorizzato anche l’incontro in cui Scozzavafa partecipa a casa di Nicolino Grande Aracri (all’epoca detenuto, oggi pentito), nel corso del quale il nipote del capo clan, Salvatore Grande Aracri, alla presenza di altri affiliati a quel gruppo 'ndranghetistico, avrebbe discusso in maniera analitica dell'investimento che il sodalizio mafioso voleva realizzare nella costituzione di una società, il Consorzio Farmitalia, che avrebbe dovuto occuparsi del commercio all'ingrosso di prodotti   farmaceutici, alle  cui iniziative  economiche  avrebbero dovuto sovrintendere proprio Scozzafava e un altro soggetto”. Proprio su questo, la Cassazione dà ragione al Tdl sulla circostanza che non fosse credibile che  "Scozzafava si fosse trovato casualmente in casa dei Grande Aracri, asseritamente perché chiamato per effettuare la riparazione di un'antenna, in quanto ammesso a partecipare ad un incontro tra affiliati ad un clan mafioso, peraltro dopo che era stato proprio lui ad incontrare Salvatore Grande Aracri a Le Castella". Un'altra precisazione che gli Ermellini pongono all'attenzione: è irrilevante, ai fini della gravi indiziaria, che "la programmata operazione commerciale non avesse sortito gli effetti sperati, dato il Consorzio Farmitalia aveva avuto in seguito difficoltà economiche e la sua attività era stata cessata". 

Nella motivazione dalla Corte di Cassazione vengono riportati anche altri episodi: una tentata estorsione commessa ai danni di una impresa edile di Catanzaro in cui Scozzafava avrebbe accompagnato con la sua auto un’altra persona presso il distributore di benzina dove erano state riempite con liquido infiammabile le due bottiglie e una trascrizione in cui emerge che Scozzafava avrebbe maneggiato una pistola. insieme ad un altro uomo. 


Rigettati i motivi sull’inutilizzabilità delle intercettazioni e sulle altre questioni procedurali. 

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