I nostri figli chiusi in casa, cosa fare? Risponde la psicologa Angela Costabile

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Prof. Angela Costabile, docente di psicologia dello sviluppo all’Università della Calabria
  03 aprile 2020 11:45

di GIOVANNA BERGANTIN

Probabilmente i ragazzi del 2060 leggeranno i nostri diari, le nostre riflessioni, o, meglio, i nostri blog di questi mesi con lacrime di commozione e profonda tristezza. Noi che quelle pagine le stiamo scrivendo siamo attoniti e impauriti. In clausura tra quattro mura, con la sofferenza che ci toglie l’aria, tanto da obbligarci ad aprire finestre e balconi per gridare al mondo il dramma dell’umanità ferita. Piccoli fatti e grandi sentimenti che fanno ritrovare forza di ribellione e fraternità perché siamo tanto ostinati a vivere, nonostante tutto. Dal mattino alla notte, inchiodati dalle cronache, privati delle nostre libertà individuali e collettive ci incontriamo in un abbraccio virtuale condividendo silenzi e dolori, eroismi e miserie umane. Ad ogni alba nuova ci si reinterroga come rendersi utile al mondo che sta fuori, negli ospedali, in prima linea. Intanto, purtroppo, al momento, c’è da riorganizzare il mondo in casa, stravolto nei suoi ritmi ed equilibri a cui era calibrato. Partiamo dai più giovani. Scuole chiuse, convivenze forzate, restrizioni, spazi condivisi con i genitori che si destreggiano tra i tanti ostacoli delle nuove abitudini familiari dettate da una quarantena ormai incredibilmente lunga. Una resistenza che è una sfida per tutti. Come affrontare al meglio le situazioni emergenti? Come comportarsi e quali regole adottare per una quarantena a prova di bambino e adolescente? Ne parliamo con Angela Costabile, professore ordinario di psicologia dello sviluppo all’Università della Calabria.

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I giovani e i bambini vivono da giorni tra le mura domestiche senza contatti con l’esterno: cosa suggerire ai genitori per affrontare al meglio questa situazione limite e gli effetti psicologici?

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"Prima di parlare della situazione attuale vorrei che considerassimo intanto le età dei soggetti dei quali parliamo. Lo sviluppo psicologico ha alcune tappe fondamentali, età critiche, di transizione e in ogni caso necessità e bisogni molto diversi e diversificati. La vita delle ultime settimane va quindi vista in base alle età e anche alle condizioni e alla composizione della famiglia. Nei primi anni, almeno fino a 2-3 anni, molto di ciò che accade fuori è mediato dalle relazioni familiari con i genitori e con la figura materna in particolare. Pur avendo ogni bambino un suo temperamento, esiste una relazione stretta con l’ambiente, in primis costituito dal contesto familiare. In età successive, per i bambini diventa sempre più importante il rapporto con altri adulti e soprattutto con i coetanei. Come si vive con la paura? Come si resiste in isolamento sociale? Alcune regole di base che intanto andrebbero seguite dagli adulti: la paura è un’emozione primaria che ha avuto la funzione di adattamento per la nostra specie e per evitare che diventi panico, e quindi irrazionale, va conosciuta e gestita. Aiutiamo i bambini e gli adolescenti a conoscere le proprie emozioni e trovare il modo per convivere con la paura e controllarla. Aiuta di sicuro tentare di mantenere le abitudini quotidiane, il ritmo della giornata. Sonno-veglia, alimentazione dovrebbero essere il più possibile vicini a prima. In aggiunta, più che di vincoli si possono trovare risorse in alcune situazioni, per esempio fare colazione o programmare cosa fare insieme. Osservare come la situazione è vista e vissuta da bambini e adolescenti può aiutarli a capire e reagire".

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 Come  spiegare ai bambini che vivono in casa da molte settimane la realtà che c’è fuori e i nuovi comportamenti da assumere, come risolvere noia e angoscia?

"I bambini e gli adolescenti sono spesso più pronti di noi ad accettare regole e restrizioni se  ne parliamo con il linguaggio adatto e si presentano delle alternative come nel caso degli adolescenti. Si può puntare molto sui coetanei e su come nei loro gruppi possano parlare liberamente di paure e ansie, senza timore di provare emozioni anche negative".

Si può dare qualche regola per evitare in casa situazioni di tensione?

"Importante che, pur in spazi ristretti, ci sia modo di ricavare una qualche privacy, dove collocare oggetti in uso ai diversi componenti della famiglia. Delimitare delle aree anche piccole è importante perché si abbassa l’aggressività che deriva spesso dal sovraffollamento".

Anche la scuola è sul web, ma questa overdose tecnologica non sarà eccessiva per gli studenti? Quali pericoli si corrono?

 "L’uso eccessivo delle tecnologie può essere un vincolo che però diventa una risorsa  in un periodo come quello attuale perché diventa anche una routine essenziale per gestire le paure e l’incertezza. Semmai andrebbero ben coordinate le attività educative  e soprattutto, ove non ci sia la possibilità per le famiglie di accesso alle tecnologie, attivare iniziative che ne impediscano la discriminazione digitale".

Sono i genitori che da casa seguono i più piccoli nelle attività di studio, ma come intervenire per i ragazzi più difficili?

"Ci sono diverse Associazioni  di Volontariato che con grande solidarietà e gratuitamente si sono messe a disposizione e gestiscono le situazioni più complesse. Pertanto ci possiamo affidare con tranquillità al mondo dell’associazionismo che è in grado di fornire risposte adeguate e aiuto concreto".

La scuola non dovrebbe prevedere fin da ora un percorso per attivare al più presto possibile un servizio di supporto ai suoi iscritti e alle loro famiglie?

"Intanto è fondamentale un supporto psicologico da programmare in funzione della ripresa  delle attività scolastiche sia per gli alunni che per i docenti che sarebbe opportuno proseguisse  anche in situazione normalizzata  con l’introduzione di una figura, da tempo richiesta, che è quella dello psicologo scolastico".

 

 

 

 

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