
di DOMENICO MAZZA*
La nascita di Corigliano-Rossano avrebbe dovuto rappresentare l’alba di una nuova era per l'Arco Jonico e per l’intera Calabria. La creazione di un colosso urbano capace di parlare con voce ferma ai tavoli regionali e nazionali. Sulla carta, sono stati uniti numeri, territori e potenzialità. Nella realtà quotidiana, però, si assiste a un fenomeno regressivo che definire aritmetica del declino sarebbe un eufemismo. Invece di una sintesi finalizzata a elevare le parti, ci si è incagliati in una logica della compensazione. Un'operazione tanto sterile, quanto meschina. Ogni intervento pubblico, ogni euro investito, ogni ufficio spostato diventa il pretesto per una levata di scudi. Se si realizza qualcosa in un quartiere dell’ormai estinta configurazione comunale, scatta immediatamente la pretesa di un risarcimento nel quartiere opposto. Non si valuta più l’utilità dell’opera per la Città unica, ma il bilancino geografico della spartizione. Quando scelte infrastrutturali vengono soppesate alla ricerca di equilibri impossibili tra le vecchie identità, si finisce per frammentare risorse e dilatare tempi di attuazione delle progettualità. Una Città di quasi 80.000 abitanti non può permettersi di agire come una confederazione di quartieri rivali. Il problema è che, a fronte di un amalgama normativa, non è seguita una elevazione culturale. Nei settori produttivi e nell'urbanistica, la fusione avrebbe dovuto favorire economie di scala. Invece, la deviata logica del risarcimento sta generando diseconomie di attrito. La sintesi amministrativa degli estinti Comuni ha unito i confini sulle mappe, ma sembra aver accentuato i recinti nelle menti.
Tutto ciò non è spirito civico. È un freno a mano tirato sul futuro dello Jonio.
Il modello Siena: la lezione di una divisione produttiva
Per comprendere l'abisso in cui la Città sta scivolando, è necessario volgere lo sguardo al Palio di Siena. Lì, il campanilismo non è un concetto astratto. È una forza viscerale che spacca la città in diciassette fazioni pronte a tutto pur di prevalere. Eppure, Siena è un gioiello di efficienza, ordine e benessere. Perché?
La differenza è radicale: a Siena, il campanilismo è un motore d'identità che genera valore. Le contrade non chiedono compensazioni al Comune per bloccare lo sviluppo della vicina; esse competono per l'eccellenza. Quella contrapposizione storica è stata trasformata in un asset turistico mondiale. Vieppiù, si è evoluta in un’economia dei servizi e in una rete di solidarietà sociale che non ha eguali. Il senese è fieramente di contrada, ma è visceralmente custode del bene supremo: la propria Città. A Siena la rivalità eleva la qualità della vita; a Corigliano-Rossano la futile rivalità sta degradando la visione collettiva. Mentre nel Capoluogo toscano la guerra tra rioni porta flussi economici incalcolabili, in riva allo Jonio la contrapposizione circoscrizionale sta producendo immobilismo politico e culturale. I confini del passato non vengono utilizzati come radici per costruire un'attrazione culturale unica. Diventano, altresì, il pretesto per difendere rendite che non esistono più. Quando amministratori e amministrati ragionano per compensazione, decade la qualità dei grandi progetti di sintesi. Non si cerca più la soluzione migliore per la Città. Si vagliano le alternative arrecanti meno fastidio ai nostalgici delle vecchie fazioni civiche. In questo marasma culturale e politico-sociale, nessun grande investitore, nessuna Istituzione superiore, è disposta a scommettere su una Città che non sa chi vuole essere e che vive in un perenne stato di guerriglia interna.
Dalla compensazione alla vocazione: la Città policentrica come destino
L’equivoco più pernicioso annidatosi nella fusione è l’idea che l’unità amministrativa debba tradursi in una duplicazione permanente di funzioni, servizi e centralità. È questa, purtroppo, la becera matrice culturale insita nella logica della compensazione. L’illusione che ogni investimento debba essere specularmente riflesso nel quartiere opposto, quasi che la crescita di una parte costituisca automaticamente una sottrazione per l’altra. Ma una grande Città non si costruisce replicando uffici, eventi e contenitori urbani in una competizione infantile di equivalenze territoriali. Si realizza, piuttosto, attraverso una visione policentrica fondata sulla complementarità delle vocazioni. Una moderna Corigliano-Rossano dovrebbe avere il coraggio di assegnare funzioni strategiche distinte alle proprie aree urbane, trasformando le differenze territoriali in interdipendenza produttiva. Un polo turistico-culturale. Un distretto amministrativo. Un hub logistico-commerciale. Un cluster sportivo e ricreativo. Smettiamola con la riproposizione quartieri rivali costretti a contendersi briciole simboliche. È tempo di strutturare Corigliano-Rossano in articolazioni di un unico organismo urbano che cresce perché ciascuna parte diventa indispensabile all’altra.
Le Città evolute non rincorrono il bilancino geografico della spartizione fra aree. Organizzano, in verità, il territorio secondo gerarchie funzionali capaci di attrarre investimenti, servizi e capitale umano. Fino a quando si continuerà a pretendere una sterile simmetria tra le vecchie identità municipali, si resterà prigionieri di una fusione incompiuta. Una condizione paradossale, dove il timore di scontentare qualcuno impedirà sistematicamente la nascita di qualunque grande progetto strategico.
La sintesi necessaria o il declino definitivo
La sintesi di traguardo che auspicavo deve cessare di essere un termine burocratico e diventare una pratica civile. La Città non può più permettersi il lusso di essere la somma di due debolezze urbane che convivono sotto lo stesso tetto amministrativo. La fusione deve smettere di essere un processo a freddo sulle mappe e diventare elaborazione a caldo nelle menti.
Bisogna imparare a “essere Siena” nella capacità di valorizzare le diverse radici storiche come benefit economico e turistico. Le identità non devono essere usate come un pretesto per veti incrociati. Se la contrapposizione rimane un gioco a somma zero, dove ogni guadagno di "quelli di là" è percepito come una perdita per "quelli di qua", allora avremo creato solo una Città più grande, ma immensamente più debole.
Corigliano-Rossano ha il dovere di evolvere.
Basta guardare al quartiere opposto con sospetto. Bisogna aprirsi al futuro con ambizione. Altrimenti la storia dirà che abbiamo barattato una grande opportunità con la miseria di un piccolo, inutile orgoglio di campanile.
*Comitato Magna Graecia
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