"Il Sistema", il palazzetto dello sport mette nei guai il sindaco Manna: "Voti in cambio di favori"

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Presidente Anci Calabria, Marcello Manna
  01 settembre 2022 13:48

C'è la campagna elettorale di Rende del 2014 al centro dell'indagine che ha portato all'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare di questa mattina coordinata dalla Dda di Catanzaro. Nel mirino ci è finito il sindaco, Marcello Manna, avvocato, che da questa mattina è agli arresti domiciliari. Così come Pino Munno, assessore ai lavori pubblici di Rende. Da una parte politica, dall'altra le cosche: in questo caso, il clan dei D'Ambrosio.

Secondo quanto scrive il gup Alfredo Ferraro, l'accordo politico mafioso tra le cosche e una fetta degli amministratori si  concretizza nella gestione del "Palazzetto dello sport". I D'Ambosio infatti in più occasioni avrebbero manifestato l'appoggio elettorale a Munno e quindi a Manna. Un accordo che, secondo il gup, non era solo millantato dall'assessore ma a conoscenza del sindaco Manna.  

E la serietà dell'accordo tra D'Ambrosio  e Manna  avrebbe consentito al primo di ipotizzare  eventuali  ritorsioni  nei confronti del secondo. Circostanza che, a quanto pare, si sarebbe verificato in caso di mancato rispetto delle condizioni e che sarebbero state realizzate dal fratello Adolfo una volta uscito dal carcere. 

Un accordo che avrebbe avuto i connotati del classico stile politico-mafioso. In un'occasione D'Ambrosio avrebbe riferito a Munno che si sarebbe occupato di "controllare" l'andamento elettorale nel suo quartiere di competenza, ossia il CEEP. 

L’assessore, secondo quanto riferito in una conversazione , viene individuato come uno che "non chiude mai la porta" e la cosca, invece  dei “classici 100 euro a voto avrebbe individuato «il tornaconto in altre “utilità": "ho rifiutato cento euro a voto", avrebbero detto i clan.

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Poi la partita elettorale si gioca e c'è una reazione "positiva" anche per la vittoriale elettorale di Munno. Nell'ordinanza vengono anche annunciati i dettagli dell'operazione del Palazzetto, per cui sarebbe stato trovato anche "una testa di legno" disposto a mettersi a disposizione del clan per fare da prestanome e tentare di far apparire pulita la gestione dell'incarico della gestione della struttura.

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