Incarichi a medici senza specializzazione in Calabria, l'apertura dell'Anaao: "Ma solo come extrema ratio"

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  03 marzo 2022 17:17

“Anaao Assomed Calabria guarda con cauto interesse alla proposta di legge presentata dall’on. Michele Comito, presidente della Terza Commissione consiliare Sanità, nella parte in cui prevede, ESCLUSIVAMENTE COME EXTREMA RATIO ED IN ASSENZA DI QUALSIVOGLIA ALTRA POSSIBILE ALTERNATIVA, l’utilizzo di medici non specialisti e nemmeno specializzandi negli ultimi due anni di corso per svolgere sotto percorsi di tutoraggio e formazione intra-ospedaliera funzioni ordinarie con contratti di lavoro autonomo della durata massima di un anno e per un periodo comunque limitato, eccezion fatta per l’esercizio di particolari specialità per le quali il possesso del relativo diploma è ineludibile obbligo di legge”. È quanto dichiara il segretario regionale Anaao Assomed Filippo Larussa, in relazione alla proposta di legge anticipata ieri da La Nuova Calabria (leggi qui).

“Al fine di evitare ogni speciosa e disinformata strumentalizzazione – precisa-, si ricorda che tale previsione di legge è stata già formulata dalla Regione Veneto, attraverso la legge regionale 48 del 2018 che dava attuazione al Piano socio-sanitario regionale 2019-23. Il Tar Veneto aveva ipotizzato elementi illegittimità costituzionale nella stessa legge, rinviandola all’esame della Consulta la quale si è espressa a gennaio 2022 con la sentenza n. 36 in cui gli ipotizzati rilievi di incostituzionalità sono stati dichiarati formalmente inammissibili. A questo punto, la legge regionale del Veneto è pienamente operativa e ci risulta che altre realtà regionali ne stanno studiando la replicazione a fronte delle gravissime carenze di organico che affliggono i vari sistemi sanitari regionali”. 

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“Ribadiamo che questa non deve essere né la via principale tantomeno il sistema routinario di risoluzione dei problemi. È soltanto – puntualizza il segretario regionale dell’Anaao-, in assenza di provvedimenti nazionali, che rendano più facilmente esigibile il diritto alla cura tramite misure emergenziali tramite la defiscalizzazione delle prestazioni aggiuntive, l’aumento del numero di borse di specializzazione e l’impiego massiccio degli specializzandi negli ultimi due o anche tre anni di formazione, abolendo tutti gli ostacoli speciosamente frapposti in alcuni casi dalle università italiane piuttosto che negare il diritto all’assistenza e alla cura si può esperire un tentativo, attraverso provvedimenti emergenziali come questo, per dare una risposta al bisogno di salute dei calabresi”. 

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“Per Anaao la via maestra rimane sempre il possesso della specializzazione come requisito per accedere ai ruoli del SSN, una conquista che proprio in questi giorni compie 30 anni (legge 502/92) e che la nostra O.S. ha fortemente voluto e difeso negli anni. Tuttavia, a fronte dell’uso sempre più indiscriminato di medici appaltati tramite le cooperative spesso dominate da poco chiari, se non illegali interessi economici; e di fronte anche alla pressante richiesta delle Regioni di congelare per almeno tre anni le equipollenze ed affinità dei diplomi di specializzazione (in pratica si consentirebbe ad un oculista di andare a lavorare in un reparto infettivologico) questa proposta, che può essere peraltro emendata e migliorata in Consiglio regionale, può rappresentare un’alternativa da considerare, ammesso che superi il vaglio del Cdm. Nel frattempo – prosegue Larussa-, riteniamo indispensabile che il governo regionale si attivi per una modifica radicale dell’attività clinico assistenziale dell’unica facoltà di medicina. Ciò avrebbe come naturale conseguenza l’attivazione della scuola di specializzazione in emergenza urgenza e il possibile aumento dei contratti di formazione già in essere nelle scuole attivate per consentire l’obiettivo primario: l’immissione in ruolo degli specializzandi del penultimo e ultimo anno. A tal fine, mentre la regione Lombardia nel triennio 2019-21 ha utilizzato 2200 specializzandi nelle proprie corsie, in Calabria siamo sotto al centinaio. È questa – conclude l’Anaao- la via maestra per evitare le vergognose file chilometriche alle porte del pronto soccorso e le soste di barellati di ore, se non giorni, che non possono essere presi in carico dall’unico sanitario di turno, costretto a lavorare fino a prendersi cura di 60 accessi giornalieri, come dimostrano i drammatici resoconti di queste ore dal pronto soccorso di Rossano”.

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