La Corte Europa boccia l'ergastolo ostativo: ecco i calabresi che potrebbero beneficiare degli effetti della decisione

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Fine pena mai
  08 ottobre 2019 15:36

di EDOARDO CORASANITI

Mai più fine pena mai, che si traduce con l'ergastolo ostativo, la misura che impedisce ai detenuti di ricostruire un percorso di rieducazione:
respingendo il ricorso dell'Italia, oggi la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che gli articoli 4-bis e 58-ter dell’ordinamento penitenziario italiano (che definiscono l'ergastolo ostativo) – che impediscono all’ergastolano di fruire della liberazione condizionale, delle misure alternative e degli altri benefici penitenziari- rappresentano trattamenti inumani e degradanti. 
Ora l'italia dovrà riformulare la legge che regolamento l'istituto giuridico. 

Non esiste un elenco che, nomi alla mano, consente di individuare con esattezza gli ergastolani con regime ostativo. Esistono le storie di chi deve scontare una pena fino alla fine dei propri giorni e che le cronache raccontano durante gli anni.

A differenza di quanto sostengono molte associazioni e partiti politici (dal ministro della giustizia Bonafede al ministro Di Maio, passando per la Commissione antimafia), la decisione della Corte non consente a nessuno di uscire dal carcere. Coloro che sono condannati all'ergastolo subiranno la pena fino al "9999": per sempre. 
L'unica differenza sta nel fatto che, dopo 26 anni di detenzione, potrebbero usufruire di misure alternative e forme di reinserimento sociale, come previsto dalla Costituzione. La pena ha anche funzione rieducativa e l'esclusione di questa funzione rischierebbe di portare l'Italia fuori dai binari dello Stato di diritto. La decisione era attesa da quegli ambienti che hanno fatto della rieducazione un pilastro dell'azione politica, sostenendo, da sempre, l'importanza di ripensare al sistema carcere, di riportarlo su un piano umano e dignitoso. Perché lo Stato non può essere vendicativo.

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Le voci fuori dal coro sono quelle degli avvocati penalisti e del Partito Radicale, oltre alle associazioni che si occupano dei diritti dei detenuti. Per Giandomenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali, "l’ergastolo ostativo è palesemente incostituzionale e in evidente contrasto con il principio della finalità rieducativa della pena. Si tratta di abbattere il principio che non si possa accedere ad alcune misure, ma non è che abolendo l’ostatività automaticamente il mafioso avrebbe il permesso. È sempre il tribunale di sorveglianza chiamato a valutare se ci sono le condizioni per concedere la misura".

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Mentre il Partito radicale ha avvertito: "I diritti umani non sono negoziabili. Chiunque vuole l’Italia fuori dal sistema della loro tutela vuole riportare il Pese al medioevo, alla barbarie". 

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I NUMERI E LA CALABRIA

In totale, in Italia, sono 957 gli ergastolani condannati al pena fine mai, tra questi ci sono anche diversi calabresi.  

Ed è proprio dal ricorso di un calabrese che nasce la vicenda di fronte alla Cedu, la quale già a giugno ha ritenuto “trattamento inumano e degradante” la misura italiana per poi confermala oggi: Marcello Viola, capo di una 'ndrina calabrese di Taurianuova, condannato a quattro ergastoli per omicidi plurimi, occultamento di cadavere, sequestro di persona e detenzione di armi.

Tra le persone che potrebbero beneficiare degli effetti indiretti del dispositivo ci sono, tra gli altri, Fabrizio Arena, condannato per l'omicidio di Pasquale Nicoscia, Nicolino Grande Aracri, Vito Martino,  presunti colpevoli dell'omicidio Dragone. 

Altri due, ad esempio, sono Vincenzo Dattolo e Torricchio Andrea, all'ergastolo ostativo per l'omicidio di Domenico Gabriele, il bambino di Crotone ucciso durante una partita di calcetto nel 2009.

L'INCONTRO IN CALABRIA

Con le tre, diverse, iniziative che si terranno a partire dal prossimo 9 ottobre e fino all’11 in Calabria, rispettivamente a Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro, in collaborazione con le camere penali, l'associazione Yairahia, andrà ad approfondire i meccanismi dell’ostatività cercando di sfatare i tanti luoghi comuni allarmistici che stanno occupando il dibattito politico delle ultime ore, con il chiaro obiettivo di condizionare le decisioni che la Cedu (in merito al ricorso presentato dall’Italia avverso la “sentenza Viola”) e la Corte Costituzionale (sul caso Cannizzaro) sono chiamate a prendere. 

A dibattere sul tema, a Catanzaro, venerdì prossimo, sotto la moderazione dell'avvocato Danilo Iannello, dopo i saluti istituzionali del presidente della Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, avvocato Ermenegildo Massimo Scuteri, e del presidente dell’Ordine Distrettuale degli Avvocati di Catanzaro, avvocato Antonello Talerico, toccherà agli avvocati Orlando Sapia e Carlo Petitto, il professore Domenico Bilotti, componente della Yairaiha Onlus e Docente di Diritto e Religioni presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, la giornalista Francesca De Carolis, la dottoressa Angela Paravati, direttrice della Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, e l’avvocato Salvatore Staiano. 
Contattato telefonicamente, quest'ultimo ha affermato che "è disumano prevedere che la pena non abbia un percorso di riabilitazione".

 

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