
La Giornata del Ricordo all’IIS Majorana di Corigliano Rossano diventa un esercizio di coscienza storica e civile in memoria delle vittime della strage di italiani perpetrata dai partigiani di Tito. Nell’Aula Magna dell’istituto è stato celebrato il convegno dedicato al tema delle Foibe, un momento di riflessione che ha scelto un’angolazione precisa: guardare una delle pagine più dolorose del Novecento dal punto di vista dei civili, di chi la guerra l’ha subita senza imbracciare un’arma, di chi è diventato bersaglio pur non essendo parte attiva del conflitto.
STUDENTI PROTAGONISTI DELLA CULTURA DELLA MEMORIA
L’iniziativa, promossa sotto l’egida del Dipartimento di Lettere dell’Istituto guidato dal Dirigente Saverio Madera, è stata organizzata e moderata dagli studenti delle classi 5BI e 5AI, che hanno assunto un ruolo attivo nella costruzione della narrazione che li ha accompagnati in un percorso di approfondimento. Un segnale chiaro di come la scuola possa trasformare la memoria in responsabilità condivisa, affidando alle nuove generazioni il compito di interrogare la storia con strumenti critici e maturità civile. Non un ascolto passivo, ma una partecipazione consapevole che ha coinvolto studenti e docenti in un dialogo aperto, capace di attraversare i confini della cronaca per entrare nel terreno più complesso della comprensione storica.
LE FOIBE NELLA STORIA DEL NOVECENTO: LA SVOLTA DEI CONFLITTI MODERNI
Il convegno ha ricollocato il dramma delle Foibe dentro una trasformazione più ampia, quella della guerra moderna. Prima dei conflitti mondiali, le popolazioni civili non erano mai state colpite in modo così sistematico e diretto dagli eserciti. Il Novecento, infatti, segna una frattura netta: le città diventano bersagli, le case vengono distrutte, le rappresaglie colpiscono persone comuni, spesso inermi. E le Foibe rappresentano, in questo contesto, una ferita storica che richiama il dramma di migliaia di civili travolti dalla violenza e dalle tensioni politico-militari al confine orientale. Una pagina complessa, segnata da dolore, esodo e fratture identitarie, che impone ancora oggi una riflessione non ideologica ma profondamente umana.
MEMORIA NON COME RITO, MA COME IMPEGNO COLLETTIVO
Durante l’incontro è emersa con forza l’idea che la memoria qi quelle persone buttate vive nelle cavità carsiche non possa essere ridotta a un dovere formale o istituzionale. È, piuttosto, un impegno collettivo verso la tutela della dignità delle persone, soprattutto nei momenti in cui le tensioni politiche e i conflitti rischiano di cancellare l’umanità dei singoli. Ricordare, quindi, significa comprendere le dinamiche che trasformano i conflitti in tragedie civili. Significa educare al rispetto delle differenze e alla consapevolezza che ogni frattura storica lascia cicatrici profonde nelle comunità.
E POI VENNERO A PRENDERCI: L’IMMAGINE CHE PARLA
A rendere ancora più intenso il momento è stata la locandina realizzata a mano libera da Patrik Draganou. Il titolo – E poi vennero a prenderci – si intreccia con un’immagine forte: un albero che affonda le radici in una frattura profonda, dentro la quale emergono figure umane sospese tra luce e ombra. Un lavoro espressivo che ha saputo sintetizzare visivamente il senso del convegno: memoria come radice, frattura come monito, consapevolezza come scelta. Un contributo artistico che ha trasformato la comunicazione dell’evento in gesto culturale.
UNA SCUOLA CHE EDUCA ALLA CITTADINANZA ATTIVA
L’iniziativa conferma il metodo del Majorana: la scuola come luogo di confronto autentico, di partecipazione attiva e di crescita civile. Affidare agli studenti l’organizzazione e la moderazione di un tema così delicato significa riconoscere loro la capacità di assumersi responsabilità culturali, di elaborare contenuti e di restituirli alla comunità scolastica con maturità. Perché la memoria non è un esercizio del passato. È un presidio del presente. E una scuola che educa alla memoria educa, in definitiva, alla democrazia. - (Fonte: IIS E. Majorana/Corigliano-Rossano - Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)
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