Non è più solo una questione di produzione, ma di trasformazione profonda. La filiera agroalimentare italiana – pilastro economico e culturale del Paese – si trova di fronte a una sfida decisiva: integrare innovazione tecnologica, sostenibilità e competitività senza perdere la propria identità. È attorno a questo nodo cruciale che si svilupperà l’incontro “La trasformazione tecnologica della filiera agroalimentare”, in programma venerdì 27 marzo alle ore 16.30 presso la sala convegni di Confindustria Cosenza.
Promosso dalla Fidapa BPW Italy – sezione di Cosenza, l’evento si configura come un momento di confronto qualificato e operativo, capace di mettere in relazione mondo accademico, ricerca applicata e sistema produttivo. Non un semplice convegno, ma un’occasione concreta di dialogo tra competenze, orientata a individuare soluzioni e traiettorie di sviluppo per il settore.
Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali della presidente Fidapa di Cosenza Rosaria Guzzo, seguiti dall’introduzione di Maria Grazia Minisci (presidente Confagricoltura Cosenza). A guidare il confronto sarà Elena Santilli (componente consiglio di sezione e referente per l'Agricoltura Fidapa Cosenza).
Il cuore del dibattito sarà rappresentato dal contributo dell’Università della Calabria (Unical), sempre più protagonista nei processi di trasferimento tecnologico. A delinearne il ruolo sarà Mariacarmela Passarelli, professoressa associata di Management e Innovazione Unical, che metterà in evidenza un cambio di paradigma ormai irreversibile. Il suo intervento illustrerà come: «L’Università della Calabria sta sviluppando percorsi innovativi, con un focus sulle tecnologie applicate al settore agroalimentare». Saranno presentati esempi concreti di spin-off nati in questo ambito, evidenziando il ruolo dell’Ateneo nell’accompagnare l’innovazione dalla ricerca al mercato.
Non più solo formazione e teoria, dunque, ma incubazione di impresa, sviluppo di tecnologie e creazione di valore. Un modello in cui l’università diventa snodo strategico capace di tradurre conoscenza in competitività, contribuendo alla nascita di nuove realtà imprenditoriali ad alto contenuto innovativo. Tra gli esempi più significativi di questo ecosistema virtuoso emerge l’esperienza di Arcadia, spin-off accademico raccontato da Ortensia Ilaria Parisi (co-founder di Arcadia). Il progetto si colloca all’intersezione tra scienza dei materiali, nutrizione e sostenibilità, sviluppando tecnologie avanzate per la stabilizzazione e la veicolazione di composti bioattivi naturali. Il cuore dell’innovazione risiede in una piattaforma bioispirata che utilizza polveri vegetali naturali capaci di adsorbire e proteggere molecole sensibili – come polifenoli, carotenoidi, lipidi e proteine bioattive – contrastandone la degradazione. Si tratta di un passaggio chiave: preservare il valore biologico dei nutrienti significa aumentarne l’efficacia e la biodisponibilità, senza ricorrere a conservanti artificiali né compromettere le qualità sensoriali degli alimenti. Ma l’elemento probabilmente più rilevante è l’approccio sistemico: Arcadia integra i principi dell’economia circolare, trasformando scarti e co-prodotti agroalimentari in risorse ad alto valore aggiunto. Un modello che unisce sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e applicazione industriale. In questo senso, lo spin-off rappresenta molto più di un caso di successo: è la dimostrazione concreta di come il trasferimento tecnologico possa diventare leva strategica per l’intero comparto agroalimentare.
A portare una visione di sistema sarà Michele Costabile, ordinario di Marketing e direttore del Centro di Ricerca Luiss X.ITE, che individua nella trasformazione tecnologica una necessità non più rinviabile: «La leadership italiana nel settore agroalimentare deve essere difesa e potenziata. E di certo saranno necessari numerosi e profondi cambiamenti tecnologici che siano in grado di coniugare innovazione e competitività da un lato con autenticità ed eccellenza. Un compito non facile per cui diventa fondamentale il ruolo delle start-up, sia come iniziative imprenditoriali self standing nell'area agri&foodtech sia, e soprattutto, come parte di un ecosistema che accompagna la trasformazione tecnologica e la sostenibilità ambientale e sociale delle tante straordinarie imprese che, parafrasando Feuerbach, producono ciò che ci rende ciò che siamo». Le sue parole tracciano una linea chiara: il futuro del settore non può prescindere da un equilibrio delicato ma essenziale tra innovazione e tradizione, tra spinta tecnologica e tutela dell’identità produttiva.
L’incontro non si limita a fotografare lo stato dell’arte, ma ambisce a costruire una visione condivisa. Cosenza si propone così come crocevia di competenze e sperimentazione, in grado di interpretare le trasformazioni globali e tradurle in opportunità concrete per il territorio. La sfida è aperta: ripensare la filiera agroalimentare non solo per renderla più efficiente, ma per costruire un modello sostenibile, innovativo e competitivo. E, soprattutto, capace di preservare quel patrimonio di qualità e autenticità che rende il Made in Italy unico al mondo.




