L'abuso dei simboli religiosi per ottenere consenso politico: confronto fra studiosi all'Unical

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I relatori del seminario all'Unical su consenso politico e abuso dei simboli religiosi
  21 ottobre 2019 23:51

di GIORGIA RIZZO

Il crocifisso agitato durante un comizio davanti una folla di militanti, uno spettacolo quantomai attuale e usuale nello scenario politico del nostro paese, che interroga fortemente esperti di diritto, studiosi e semplici cittadini su tre valori fondanti della Costituzione: laicità, pluralismo, separazione dei poteri. 

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Proprio dell'uso, e abuso, dei simboli religiosi, da parte della politica come delle organizzazioni criminali, per ottenere e consolidare il consenso sociale, si è parlato nel seminario dal titolo "Consenso sociale e (ab)uso dei simboli religiosi" tenutosi ieri pomeriggio nell'Aula Caldora dell'Università della Calabria.

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A confrontarsi sul tema, dopo i saluti del rettore uscente Gino Mirocle Crisci, e l'introduzione del professore dell'Unical Nicola Fiorita, Ida Dominjanni, giornalista e filosofa, il professore dell'Università Magna Graecia Domenico Bilotti, Gianfranco Macrì, docente dell'Università di Salerno e il presidente della commissione parlamentare antimafia Nicola Morra

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Macrì ha anzitutto sottolineato come il simbolo religioso brandito da esponenti politici sovranisti perda il suo valore essenziale, spirituale, per venire mercificano e assumere una funzione identitaria. "Quella dei simboli religiosi è una battaglia combattuta sul terreno della militanza. I sovranisti puntano tutto sull'insicurezza culturale, sul terrore islamico, per incassare il premio elettorale" ha spiegato Macrì sottolineando come il simbolo segni la differenza fra chi può appartenere a una determinata cerchia e chi ne deve essere escluso. 

E' stata Ida Dominjanni a fare un excursus sull'apparizione di simboli sacri nell'ambito politico in tutto l'Occidente, con riferimento agli Stati Uniti di Trump, alla Russia di Putin e all'Ungheria di Orban, con un accenno ad azioni politiche recenti della destra italiana. Un processo, quello della commistione fra linguaggio politico e religioso, che rappresenta "un risultato perverso della secolarizzazione della modernità". Uno scenario ancora più da indagare se si considera il clima di generale scristianizzazione e allontanamento dalle pratiche religiose, per cui il simbolo sacro diventa sempre più un semplice gadget. Dominjianni ha poi fatto riferimento alla violenza politica e comunicativa di movimenti sovranisti in Europa. 

A dare uno sguardo più dettagliatamente giuridico è stato il professore Bilotti, soffermandosi sugli antidoti che il diritto ha per fronteggiare il fenomeno, in riferimento alla sentenza della corte di Strasburgo, alla Legge Reale, e ampliando il discorso al divieto di simboli politici identitari dell'ultima risoluzione del Parlamento Europeo. 

Le conclusioni sono spettate al procuratore Morra, che ha fatto riferimento all'utilizzo che le organizzazioni mafiose fanno al fine di consolidare il proprio consenso all'interno del tessuto sociale. 

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