L'avvocato Raimondi e l'invito più gradito...

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  11 ottobre 2019 12:29

di NUNZIO RAIMONDI

Ho ancora vivissimo il ricordo di quella primavera del 1988 in cui mi trovai,alla sera e da solo con Aldo Paparo, uno dei grandi Avvocati che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia Professione.

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Quantunque Egli sapesse che la mia vocazione era per il “penale”, mi aveva accolto con affetto nel Suo Studio per la stretta amicizia che lo legava a mamma mia,felice memoria.

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Dopo la mia laurea a Roma,mia madre aveva infatti telefonato -per avviarmi con Loro- ai Suoi amici d’infanzia,due notissimi e molto autorevoli Avvocati del Capoluogo di Regione:Aldo e Ninetto,con questo diminuitivo affettuoso era infatti solita chiamare l’Avvocato Nino Gimigliano, penalista di vaglia e presidente degli Avvocati catanzaresi.

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Poiché da Roma, dove mi ero laureato, ero stato inviato per la pratica dall’Avvocato Armando Veneto (prima che quest’ultimo dipoi mi indirizzasse, verso la fine della mia pratica,da un altro grande Avvocato penalista catanzarese, Giancarlo Pittelli, che mi è stato per lungo tempo affettuoso maestro e fratello maggiore), di cui ancora oggi sono discepolo, mia mamma non poté realizzare il Suo sogno di assicurarmi la formazione nella via che, senza esitazioni, avevo scelto, affidandomi contemporaneamente ai Suoi due grandi amici di vecchia data.

Dovetti quindi rinunziare a “Ninetto” ,che tuttavia, per tutto l’arco della Sua presidenza mi fu sempre affettuosamente guida e padre.

Per la formazione nel “civile”,invece,in contemporanea con la mia presenza a Palmi per alcuni giorni della settimana,potei godere del rapporto con questo indimenticato grande maestro di diritto e di umanità, l’Avvocato Aldo Paparo.

Magari in un’altra occasione mi soffermerò su tutti gli insegnamenti che ho ricevuto da questo autentico maestro del diritto civile,sopratutto nel metodo che Egli insegnava con sopraffina signorilità. Ricordo che perdeva la pazienza soltanto con un Avvocato del Suo Studio che,evidentemente,amava moltissimo, almeno quanto il Suo Allievo prediletto e legittimo erede nell’Avvocatura, Luigi Combariati.

Ma torniamo al fatto: stranamente quella sera ci trovammo soli nel Suo Studio.Don Aldo -così usava a quei tempi chiamare gli Avvocati non più giovani e molto importanti-, era rimasto in Studio per completare un lavoro urgente e gli altri Avvocati,che di solito andavano via dopo di Lui,si erano già incamminati verso casa.

Era tardi e Lui mi disse se non volessi anch’io tornare a casa.

A quel tempo,nel vedere i grandi maestri a lavoro,m’incantavo e non volevo andarmene mai!

Ricordo che, quand’ero libero dalle udienze, andavo in Corte d’Appello e seguivo i processi dal pubblico per intere giornate.

La cara memoria dell’Avvocato Giovanni Le Pera,per molti anni -perfino in questi ultimi quando oramai non ero più giovane- mi ha rammentato questo fatto:ogni volta che m’incontrava soleva ripetermi:”mi ricordo delle tue giornate in Corte d’Appello,intento ad ascoltare...”.

M’incantavo anche in Corte e m’incantai anche quella sera: rimasi lì,accanto a Don Aldo,il quale aveva l’abitudine di riepilogare il “fatto” ed il “giudizio” in modo puntualissimo compulsando le carte del processo,perché -diceva- il giudice deve avere a disposizione proprio tutto per decidere correttamente.E che dire delle parti in diritto! Ogni Suo atto era una lettura magistrale con riferimenti sempre precisi a norme e sentenze che,a quell’epoca, si traevano ancora dai Repertori di giurisprudenza,costringendoti a leggerle le sentenze; non come adesso che i “dischetti”,spesso contenenti massime imprecise,ti portano a sostenere “fischi per fiaschi”.

Rimasi accanto al maestro fino alle 11,00 di sera. D’un tratto Don Aldo si alzò e mi disse:”ora ce ne andiamo a dormire, abbiamo fatto il nostro dovere.”

Ma mentre ci avviavamo verso la porta,si fermò bruscamente. Mi disse: “Voglio farTi un regalo”.

E mi condusse di nuovo nella stanza di lavoro che avevamo lasciata poco prima. Apri’ un mobiletto a muro con un’anta di legno (non ricordo se fosse una specie di cassaforte) e tirò fuori un carteggio.

Era visibilmente commosso.

Mi disse a mezza voce: ”questo è il processo degli 88”.

Cominciò a sfogliare i verbali scritti a mano fino ad un punto in cui si fermò: ”Questa è la dichiarazione nel processo di zio Roberto -mi disse- che elogia il tricolore italiano!”.

Il Presidente Salvatore Trovato era un carissimo amico della mia famiglia:si faceva chiamare Roberto e da me,sin da piccolino,zio Roberto,essendo mia sorella Antonella,felice memoria,strettissima amica e dirò “sorella”,della figlia,Clara.

Per me zio Roberto e zia Lucia erano davvero degli zii:dopo la laurea zio Roberto m’insistette perché mi orientassi per il concorso in Magistratura.

Un giorno mi portò dal libraio,Di Lieto,che stava in via Paparo, dietro al Tribunale, e mi regalò un libro di Capograssi sull’Autorita’ e la sua crisi. Poi mi condusse al baretto del Palazzo di giustizia e mi offrì un “caffè giuridico” (così chiamava un caffè con del cacao sopra) e mi disse:”Ora leggi questo libro.Poi torna da me qui in Tribunale e ne parleremo.Ti offrirò un altro caffè giuridico”. Lessi e tornai,ma a casa sua,a Siano,nella quale avevo consuetudine.In quella occasione gli dissi:”Zio Roberto,perché hai voluto sentire la mia opinione su questo libro?”Mi rispose,perché volevo accertarmi che Tu potessi davvero fare il magistrato.” Poi prese la Sua toga ed il tocco e mi disse: “indossali”. Li indossai con un sentimento misto di commozione e trepidazione.

In quel momento scese dal piano di sopra il figlio maschio minore di Zio Roberto, Luciano. Quest’ultimo,oggi stimatissimo Presidente del Tribunale per i Minorenni di Firenze, stava studiando per il concorso in Magistratura. Per celia entrambi organizzammo una scenetta per zio Roberto:uscimmo in giardino passando per lo Studio e ci sistemammo in garage;io all’esterno in tocco e toga (di zio Roberto) con l’indice alzato e lui,Luciano, all’interno del garage,aggrappato ad una spessa grata di ferro che chiudeva una finestrella del locale,a mo’ di detenuto...piuttosto arrabbiato.Conservo ancora una vecchia foto polaroid che immortala la scena.

Dopo molti tormenti decisi di imboccare la strada dell’Avvocatura:a distanza di tanti anni non credo di aver sbagliato.

Ma mi rimane una incolmabile nostalgia di quel mondo che ho conosciuto: di “Ninetto”,di Don Aldo,di zio Roberto,di Luciano “il finto detenuto”,di altri fantastici uomini che ho incontrato sulla mia strada,come Don Mario Garofalo, Don Ciccio Calderazzo, Don Primo Polacco, Don Alfredo Cosentino...e quanti e quanti ne potrei citare!Un mondo completamente scomparso, che era la nostra ricchezza e che in molti non siamo stati in grado di conservare intatto.

Pochi giorni fa un caro amico, l’Avvocato Francesco Schifino, mi ha consegnato un graditissimo invito ad un evento nel quale sabato 19 ottobre, al Complesso Monumentale del San Giovanni, si ripercorrerà la storia del processo agli 88.

Fra questi 88, condannati e carcerati per un ideale, Don Aldo, il papà del mio caro amico, Don Nino, zio Roberto, Gaetano Gallerano e tanti altri.

Di quell’”ideale”,non soltanto politico ma sopratutto fatto di speranza in un mondo piu’ giusto, per il quale questi “ragazzi” furono privati della libertà, noi più giovani abbiamo conosciuto,con loro,gli effetti.

Una stagione di uomini coraggiosi ed onesti, per i quali competenze e merito erano alla base di ogni aspirazione e la pubblica riconoscibilità in questo era irrinunciabile.

Quando ho aperto quella busta l’altra mattina, per un attimo ho provato un tuffo al cuore:  senza darlo a vedere mi sono di nuovo incantato - come quando ero giovane - dinanzi a tutti questi grandi uomini e in un istante mi si son fatti tutti dinanzi.

Grazie Francesco, di vero cuore, per il Tuo invito, davvero gradito.

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