Loria (Tesoro Calabria): “Teatro Rendano ancora in cerca d’autore”

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Il teatro Rendano
  02 aprile 2022 10:49

“Dobbiamo chiederci perché il Teatro Comunale Alfonso Rendano debba ancora rimanere nel limbo del  tempo della vigile attesa. Franz Caruso, Sindaco della città di Cosenza piuttosto che pensare alla nomina di un direttore artistico per il teatro Rendano,  procede nella nomina di un consulente esterno – il dott. Fabio Gallo - riguardo alla quale il movimento Tesoro Calabria esprime apprezzamento, vista la sua esperienza e professionalità”, lo afferma in una nota Maria Concetta Loria, movimento civico Tesoro Calabria.  Che continua:


“Per il momento non è dato saper se a questa nomina seguirà la nomina di un direttore artistico per il Teatro Comunale. Appare chiaro che le deleghe, in merito alla cultura, sono la soluzione preferite dal primo cittadino della città bruzia. Un assessore alla cultura, forse, sarebbe stato opportuno. Ricordiamo che il Teatro Alfonso Rendano, come tutti i teatri di tradizione, è disciplinato dall’art. 28 della Legge 14 agosto 1967 n. 800 e hanno il compito di promuovere, agevolare e coordinare le attività musicali nel territorio delle rispettive province. I Teatri di tradizione ricevono finanziamenti secondo i criteri e le modalità per l’erogazione, l’anticipazione e la liquidazione dei contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo Unico per lo Spettacolo di cui alla legge 30 aprile 1985 n. 163, stabiliti dai decreti ministeriali vigenti al momento, cosa che il Rendano non è stato in grado di garantire, perdendo così nel 2018, grazie alla politica culturale scellerata della precedente amministrazione, l’accesso al Fondo Unico  pianificato su base triennale.

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La decisione di nominare un consulente esterno per  il teatro  se non troverà seguito nella nomina anche di un direttore artistico, appare tanto come una operazione di facciata finalizzata a deresponsabilizzare la figura dello consulente.

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Vorrei ricordare che, già da molti anni, al Rendano, manca la figura di un direttore artistico, il risultato ha portato alla perdita dei  finanziamenti del FUS, recuperarli non sarà una operazione semplice e, in tutto questo, la pandemia non ha nessuna responsabilità, è arrivata a disastro già consumato. Le colpe sono da ricercare altrove, l’emergenza pandemica ha solo assorto a perfetto ruolo di capro espiatorio. Qualcuno non cercava altro. Un consulente non sarà mai responsabile di un eventuale fallimento, diversamente un direttore artistico dovrebbe assumersi  pubblicamente le responsabilità di un insuccesso culturale. Probabilmente, visto le condizioni in cui versa il teatro comunale, sarebbe stato più opportuno procedere alla nomina di un direttore artistico rispetto alla decisione di distribuire una consulenza. Forse questo è solo un modo per non chiamare le cose con il giusto nome, forse il consulente assolverà alle funzioni di direttore artistico, ma che non si sa per quale strano arcano il Sindaco preferisce delegare al ruolo di esterno. Il timore è che si possa continuare su una strada che, invece della PRODUZIONE, la prima missione di un teatro di tradizione,  si continui ad andare nella direzione di un IMPRESARIATO  teatrale di stampo ottocentesco.  Un teatro di tradizione senza la produzione è destinato a soccombere, un consulente esterno proprio perché esterno non può dedicare lo stesso tempo e le stesse energie di un direttore artistico, altrimenti diventerebbe un interno con una regolare forma di contratto. Se a questa nomina non dovesse seguire quella di un vero direttore artistico, la vicenda risulterebbe alquanto curiosa”, continua Loria che conclude. 

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“Spero anche che siano stati avviati confronti con altri interlocutori culturali del settore presenti in città, ma anche in tutta la Calabria. L’augurio è quello che il Teatro Alfonso Rendano possa recuperare la programmazione di stagioni teatrali basate sulla produzione e non rimanga ancora una volta il luogo di per ospitare solo personaggi del piccolo e grande schermo, un luogo destinato solo a fare i conti con gli incassi di botteghino e destinato ad accantonare la vera cultura teatrale a scapito di una società dei consumi omologata sul modello della TV commerciale”.

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