Monsignor Bertolone prova a scuotere la politica e conquista il democratico Puccio

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  10 agosto 2019 12:42

"Ancora una volta il presidente della Conferenza episcopale della Calabria, monsignor Vincenzo Bertolone con le sue parole scuote le coscienze e indica percorsi sociali e politici che consentono di tornare alla vera ed unica essenza dell’umanità". A dirlo è il responsabile organizzativo del Pd Calabria, Giovanni Puccio, che parla di "affermazioni così profonde e toccanti che dovrebbero rappresentare un monito per l’intera società civile e, soprattutto, per il mondo politico calabrese per essere comprese e concretizzare nell’agire quotidiano di tutti noi e nell’azione sia di rappresentanza che di governo della cosa pubblica. Come non si può condividere l’analisi che monsignor Bertolone ha fatto della nostra realtà quando  - ha scrtto Puccio - parla di “ansia di sicurezza” che può e deve essere superata tornando al dialogo, al confronto senza steccati e senza pregiudizi. Oppure quando, in riferimento alla città capoluogo di regione ma che vale per tutti i territori, auspica che si guardi con sempre maggiore incisività alle necessità dei poveri, dei più deboli, dei disoccupati, degli immigrati. In un solo concetto di praticare, nello spirito solidaristico, l’attenzione verso gli ultimi".

Per Puccio, "viviamo una fase storica piena di dubbi ed incertezze anche a causa della grande velocità con cui la nostra società sta cambiando sotto il peso della globalizzazione e delle nuove e più moderne tecnologie di comunicazione. Sentirsi smarriti davanti a questi cambiamenti epocali è, quasi, inevitabile come non sentirsi preparati a comprenderne la reale portata e i benefici, soffermandosi solo su quelli che appaiono come gli effetti più degenerativi. Ma dice bene monsignor Bertolone - ha fatto notare - quando evidenzia che di fronte a tutto questo il rischio vero che si corre è che ci si rinchiuda in sé stessi, pensando al proprio io, “difendendo” le proprie cose, contrastando ogni forma di scambio e confronto, sia esso culturale, sociale o politico  determinando la disgregazione sociale".

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A suo avviso, "una società che si chiude è evidente che è destinata a vedere moltiplicate le occasioni di conflitto e di rottura della pace sociale mentre all’opposto una società inclusiva, plurale e attenta agli ultimi può crescere e svilupparsi nello spirito solidaristico che deve essere elemento distintivo di ogni comunità ma anche delle tante persone di buona volontà. Cogliamo davvero con profondo rispetto condividendone in pieno il senso, quindi,  l’invito che Mons. Bertolone rivolge a tutti, cittadini e classi dirigenti, di non “rimanere alla finestra”, ovvero di non assistere inermi a questo stato di cose, alla trasformazione più bieca della politica, delle comunità, dei rapporti interpersonali. Tornare in campo per l’affermazione del bene comune puntando ad “armonizzare diritti e doveri” diventa, dunque, una necessità alla quale tutti noi non dobbiamo sottrarci ma, anzi, dare il nostro contributo ideale per riaffermare i valori più alti e fondanti dello stare insieme". 

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Da qui l'auspicio che "la strada indicata da monsignor Bertolone venga intrapresa da tutti coloro che hanno responsabilità di rappresentanza di crescita e di sviluppo e che insieme si possa dare vita, per usare le sue stesse parole, a quel nuovo modello politico fatto di “sobrietà nello stile di vita, generosità e fedeltà a valori ed idee”.

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