
Una "forza intimidatoria promanante dal vincolo associativo". L'indagine scaturita nel blitz della Dda contro il Locale di Ariola che ha colpito la ‘ndrangheta delle Preserre ha messo in luce - così come si legge nell'ordinanza - "il penetrante controllo del territorio esercitato dal Locale, l'elevatissima pericolosità dei suoi membri e il terrore disseminato nella popolazione". Del resto lo aveva ben spiegato il procuratore capo Salvatore Curcio nell'llistratre i dettagli dell'operazione nome in codice 'Jerakarni’ . LEGGI QUI LA CONFERENZA STAMPA
Sono tante infatti le ricostruzioni, frutto di intercettazioni che cristallizzano l'operato del gruppo e il sentimento di rassegnazione degli abitanti di quei territori a tal punto che le vittime per avere giustizia, erano solite rivolgersi all'organizzazione criminale, piuttosto che alle istituzioni. Un'efferatezza non da poco quella che per gli inquirenti avrebbe caratterizzato il modus operandi dei sodali -e, nello specifico, anche di Michele Idà cl. 97 che, in un caso, solo perché infastidito dall'abbaiare di alcuni cani, avrebbe esploso colpi di arma da fuoco all'indirizzo degli stessi, uccidendone uno. Un gesto atroce ma per loro anche "una lezione da monito per tutti".
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