Orlandino Greco: "La fine della politica, il trionfo dello slogan a dispetto delle idee"

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Greco e Vannacci

  05 febbraio 2026 14:52

"Il cosiddetto “effetto Vannacci” non è un episodio isolato, né una semplice provocazione mediatica. È piuttosto il segnale di una trasformazione profonda e inquietante della politica contemporanea: il passaggio dalla politica come luogo di formazione, confronto e visione collettiva, alla politica come esibizione individuale, costruita su slogan, polarizzazione e semplificazione estrema.

Un tempo i partiti erano scuole. Non solo contenitori elettorali, ma spazi di crescita, di elaborazione culturale, di selezione delle competenze. Si entrava giovani, si studiava, si discuteva, si sbagliava e si imparava. La politica era fatica, metodo, responsabilità. Era una costruzione lenta, spesso imperfetta, ma orientata al futuro.

Oggi tutto questo sembra dissolto. Al suo posto domina l’individualismo politico: figure che emergono non per un percorso, ma per un messaggio gridato; non per una visione, ma per la capacità di occupare l’attenzione. Il consenso non si costruisce più nel tempo, si raccoglie nell’istante. La complessità viene sacrificata sull’altare della comunicazione immediata, e la politica si riduce a reazione emotiva.

Il problema non è una singola persona o una singola candidatura. Il problema è il vuoto che la rende possibile e persino “necessaria” in un sistema che ha rinunciato alla formazione, alla competenza, alla profondità. Quando i partiti smettono di essere comunità politiche, diventano semplici comitati elettorali. E quando questo accade, il protagonismo individuale prende il posto della visione collettiva.

Così la politica perde il suo senso più autentico: quello di costruire prospettive, non solo di occupare spazio. Senza luoghi di formazione, senza classi dirigenti preparate, senza un’idea di futuro, resta solo il rumore. E il rumore, per quanto forte, non governa. Non cambia le cose. Non migliora la vita delle persone.

Vannacci, proprio per questo, è l’esempio più concreto di chi non rispetta i partiti, ma li utilizza come taxi per raggiungere un obiettivo personale. Un uso strumentale che prescinde completamente dal valore politico e umano che un partito dovrebbe rappresentare. Perché la costruzione di una comunità politica non è un’operazione tattica né un esercizio di visibilità: è un travaglio profondo, fatto di idee, di sogni, di speranze, di confronto e di responsabilità collettiva.

Eppure, con disarmante presunzione, si pensa di poter aggirare tutto questo, di poter fondare un nuovo soggetto politico non su una visione condivisa, ma esclusivamente su una figura individuale. Un partito ridotto a estensione del proprio ego, privo di radici, di elaborazione, di progetto. È anche questo il segno della crisi che attraversa la politica: quando l’“io” pretende di sostituirsi al “noi”, e l’ambizione personale prende il posto del percorso collettivo".
Lo afferma, in una nota, il consigliere regionale Orlandino Greco.
 


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