Parte da Longobucco la rivoluzione del Commissario Asp De Salazar nella sanità

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  05 febbraio 2026 15:02

 

«Dobbiamo dirci la verità - ha esordito De Salazar - non è corretto pensare che l’ambulanza, da sola, sia la soluzione. L’ambulanza è uno strumento, è un supporto. Ma se dietro non c’è un’organizzazione, se non c’è un sistema che funziona, allora non risolviamo nulla».

Parole nette, pronunciate davanti a una comunità che per anni ha conosciuto più promesse che servizi. «Se partiamo da presupposti sbagliati - ha continuato - non possiamo attivare nulla di serio. E io non sono qui per raccontarvi una strada che non porta da nessuna parte. Sono qui per dirvi cosa stiamo facendo e qual è il progetto vero».

Un progetto che De Salazar ha spiegato punto per punto. «L’ambulanza l’avete vista - ha detto - ma non mi fermo lì. Vi invito a venire a vedere l’ambulatorio territoriale, a pochi chilometri da qui. Lì ci sono quattro infermieri formati, professionisti che sanno intervenire anche in caso di emergenza cardiaca. C’è un grande schermo per la telemedicina, collegato alla centrale operativa: i medici possono intervenire in tempo reale. Questo significa sanità di prossimità».

Il commissario ha rivendicato anche il lavoro fatto sul fronte dei medici. «Abbiamo trovato due medici per la guardia medica perché hanno detto sì. Nessuno viene imposto. I medici devono scegliere di esserci. Noi creiamo le condizioni, ma servono disponibilità reali». E sui medici di famiglia ha aggiunto: «Abbiamo rinnovato la richiesta per questa zona. So che non è semplice, ma io voglio parlarci, voglio confrontarmi, perché le soluzioni non si trovano chiudendosi negli uffici».

Uno dei passaggi più significativi riguarda il coinvolgimento diretto della comunità. «Qui il tempo è fondamentale - ha spiegato De Salazar - e per questo abbiamo deciso di avviare un progetto per formare una trentina, quaranta cittadini all’uso del defibrillatore. Avere persone preparate sul territorio significa salvare vite. Questa non è teoria, è pratica. È una sanità che coinvolge i cittadini, che li rende parte della soluzione».

Non sono mancati momenti di forte intensità personale. «Sono stato criticato - ha detto senza girarci attorno - ma non mi interessa né la gloria né mettere una bandierina. Quando sono arrivato qui non c’era nulla. Oggi qualcosa c’è. Io non lavoro per gli applausi, lavoro per risolvere i problemi».

E ancora: «Io vi dico una cosa con estrema chiarezza: io mi sbatto l’anima. Ma serve che ce la sbattiamo insieme. Troviamo una mediazione, costruiamo questo progetto insieme. Se mi chiedete cose che non posso fare, mi mettete in crisi. Ma se lavoriamo insieme, io farò tutto quello che è nelle mie possibilità».

Accanto al commissario, il sindaco di Longobucco, Giovanni Pirillo, che ha sottolineato il valore istituzionale dell’incontro e il percorso avviato nelle scorse settimane, anche grazie al confronto con il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. «La presenza di De Salazar oggi - ha detto - dimostra che gli impegni assunti non restano sulla carta. C’è una volontà concreta di confrontarsi con la popolazione e di dare risposte strutturali».

Il messaggio finale del commissario è stato forse il più politico, nel senso più alto del termine. «Questi territori non sono marginali - ha concluso -. Qui non si vive di passaggio. Qui si vive davvero. E chi vive qui ha diritto a una sanità moderna, dignitosa, stabile. Questa è la sfida. Ed è una sfida che io non intendo abbandonare».

Un discorso che non promette miracoli, ma chiama alla responsabilità. E che, a Longobucco, ha lasciato un’impressione chiara: la rivoluzione della sanità non passa più dagli annunci, ma dalle scelte.


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