Pelù e i Litfiba incendiano Cosenza: la storia del rock italiano domina la Rendano Arena

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  26 luglio 2026 16:04

di MARCO VALLONE

Piero Pelù, nelle settimane passate, aveva chiarito che non si sarebbe trattato di un semplice concerto nostalgia. E in effetti la tappa cosentina del tour "Quarant'anni di 17 Re", andata in scena ieri sera alla Rendano Arena, è stata molto più di una celebrazione: un viaggio dentro una delle pagine più importanti del rock italiano, ma anche un'occasione per riaffermare lo spirito politico e ribelle che ha sempre caratterizzato i Litfiba. Il tour celebra infatti i quarant'anni di "17 Re", storico album della band fiorentina pubblicato nel 1986, 13 dicembre 1986 per la precisione, riportando sul palco la formazione storica con Piero Pelù, Ghigo Renzulli alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso e Antonio Aiazzi alle tastiere. Insieme a loro, spazio a Luca Martelli alla batteria, considerato stilisticamente molto simile al batterista simbolo degli esordi degli anni '80, Ringo De Palma, purtroppo scomparso prematuramente nel 1990. Al celebre membro della band è stata dedicata un'intensissima “Eroi nel vento” da parte di Pelù e soci. 

Davanti a una Rendano Arena gremita, la band ha riproposto gran parte della scaletta di 17 Re, restituendo intatta la forza visionaria di un disco che, a quattro decenni dalla sua uscita, continua a parlare di potere, libertà e disobbedienza. Brani come Apapaia, Gira nel mio cerchio, Cane e Re del silenzio hanno confermato quanto quel repertorio sia rimasto sorprendentemente attuale. E poi, ancora, da evidenziare la poesia di “Univers”, passando ancora per quella di “Pierrot e la luna”, insieme alla bellezza mai sopita di “Il vento”, brano dell' '89, contenuto nell'album live “Pirata”, e riprodotto anch'esso durante lo show della rockband made in via de' Bardi 32.

Ma il concerto non si è fermato all'album celebrato. I Litfiba hanno allargato lo sguardo agli esordi della cosiddetta "Trilogia del potere", inserendo in scaletta anche alcuni dei brani più amati di Desaparecido (il riferimento, in questo caso, è proprio alla “Eroi nel vento” già citata, ma senza dimenticare poi “La preda” ed “Istanbul”, brano di un'epicità sempreverde, vero e proprio simbolo di incontro tra culture)  e Litfiba 3 ( “Santiago” e “Tex” hanno risuonato forte in piazza XV Marzo), accolti con entusiasmo da un pubblico che ha cantato dall'inizio alla fine.

Uno dei momenti più intensi della serata, vera e propria chicca dell'unica tappa calabrese del tour, è arrivato quando Pelù ha interrotto la musica per ricordare la Brigata Catanzaro e la vicenda del proprio nonno, che combatté nelle sue fila durante la Prima guerra mondiale. Il cantante ha rievocato la tragica storia dei soldati della brigata, alcuni dei quali, precisamente in 28, furono fucilati dopo essersi rifiutati di continuare a combattere durante la rivolta di Santa Maria la Longa del luglio 1917, trasformando quel ricordo in un messaggio contro ogni guerra e contro la retorica militarista.

Da lì il discorso si è spostato sull'attualità. Fedele a una tradizione che accompagna da sempre i concerti dei Litfiba, Pelù ha rivolto dure critiche ai conflitti in corso e ai loro protagonisti politici, citando esplicitamente Donald Trump, Benjamin Netanyahu e, sul fronte italiano, il ministro Guido Crosetto (“Quando la smettiamo di vendere armi ad Israele” è stata l'accusa) e il presidente del Senato Ignazio La Russa, imitato ironicamente dal rocker fiorentino. Si è trattato di interventi accolti da applausi e cori, che hanno ribadito come il gruppo continui a concepire il rock non soltanto come spettacolo, ma anche come strumento di denuncia e presa di posizione. Da evidenziare sul palco anche l'uso delle bandiere: non solo quella della Palestina, che ci si poteva probabilmente attendere, ma anche lo sventolio orgoglioso della bandiera italiana. Perché, Pelù dixit, trattasi di “una bandiera ormai troppo sventolata da populisti. Ma questa è e sarà sempre la bandiera dell'Italia libera, democratica e antifascista”.

Alla fine, il concerto di Cosenza ha confermato che 17 Re non appartiene soltanto alla memoria del rock italiano. Quarant'anni dopo, quelle canzoni conservano una sorprendente capacità di leggere il presente. E i Litfiba, senza rinunciare alla potenza del loro suono, continuano a usarle per ricordare che la musica può ancora essere un luogo di memoria, libertà e dissenso.