Regionali, Nucera: "Trasparenza e formazione per contrastare la corruzione"

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Giuseppe Nucera
  28 ottobre 2019 19:48

"In Calabria, purtroppo sempre più spesso, gli stereotipi si radicano nel sentire comune, finendo per diventare realtà incontrovertibili". E' quanto afferma, in una nota, l'imprenditore Giuseppe Nucera, promotore del movimento civico indipendente "La Calabria che vogliamo" e candidato alla presidenza della Regione. "L'immagine di una regione dominata dalla corruzione pubblica, con al governo una burocrazia totalmente inefficiente - prosegue Nucera - sembra confermata dall'European Regional Competitiveness Index, l'ultimo report della Commissione europea, a cura di Eurostat, sull'indice di competitività dei Paesi Ue, che dipingono un quadro terrificante della Calabria, relegandola all'ultimo posto della classifica. Lo scenario è agghiacciante. Con riferimento alla cosa pubblica su una scala da 1 a 100 la Calabria si mette in tasca appena 5,08 punti, contro i 12,93 e 11,56 punti, rispettivamente di Sicilia e Basilicata. Sono queste le proporzioni di un fenomeno che ha costi altissimi in termini economici, morali, sociali e psicologici, un male difficile da estirpare perché poggia su un patto di reciproco scambio tra corrotto e corruttore".

Secondo Nucera per contrastare la corruzione "bisogna iniziare a premiare la competenza nella più assoluta trasparenza, investire nella formazione, far ruotare i dirigenti generali e di settore, individuare e cancellare isole di disimpegno e posizioni di privilegio. Prescindere da tutto questo è impossibile. Sul banco degli imputati non c'è soltanto la politica. La corruzione - prosegue l'imprenditore - si nutre della fragilità della struttura burocratica che spesso il collante tra politica e criminalità. Anche i cittadini possono svolgere un ruolo fondamentale: è infatti dovere di ogni cittadino denunciare qualsiasi tentativo di corruzione. La corruzione è dunque il primo male da affrontare e combattere perché è una delle concause dei mancati investimenti o delle fughe all'estero delle aziende. Ha distorto le risorse perché un'opera pubblica fatta male e inefficiente dipende dal fatto che i soldi della collettività che andavano usati lì sono diversamente utilizzato. Ma combatterla significa anche collaborare con la burocrazia regionale e scegliere un approccio di reciproco rispetto per il raggiungimento degli obiettivi che saranno assegnati".

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