Sanità, Sposato (OPI): “Più competenze agli infermieri e condizioni per far rientrare i professionisti calabresi”

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images Sanità, Sposato (OPI): “Più competenze agli infermieri e condizioni per far rientrare i professionisti calabresi”
Fausto Sposato, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cosenza e coordinatore regionale OPI

  23 marzo 2026 17:13

La fotografia della professione infermieristica in Calabria scattata da Fausto Sposato, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Cosenza e coordinatore regionale OPI, restituisce l’immagine di un settore cruciale per il sistema sanitario ma ancora frenato da ritardi strutturali e scarsa valorizzazione. Una professione a prevalenza femminile – circa il 70% degli operatori – che oggi si trova al centro di una trasformazione normativa e organizzativa destinata a incidere profondamente sul futuro della sanità italiana.
 
Sposato sottolinea come gli ultimi provvedimenti nazionali rappresentino un passaggio decisivo: l’introduzione delle lauree specialistiche e l’ampliamento delle competenze, comprese alcune forme di prescrizione di presìdi, aprono scenari inediti per la professione.  
 
Una risposta concreta alla carenza di medici, che in molte regioni ha già portato a un maggiore coinvolgimento degli infermieri nei processi clinici.
In Calabria, però, il cambiamento procede più lentamente: «Il sistema non riconosce ancora un’autonomia gestionale agli infermieri», osserva Sposato, evidenziando come la regione sia ancora lontana dagli standard delle realtà più avanzate.
Il divario emerge con chiarezza dai numeri: mentre in regioni come Emilia-Romagna e Lombardia si contano quattro dirigenti infermieristici ogni mille abitanti, in Calabria il dato precipita a 0,20.  
Una sproporzione che, secondo Sposato, riflette una visione “monoprofessionale” della governance sanitaria, incapace di valorizzare il contributo di chi rappresenta il 50% della forza lavoro nelle aziende pubbliche e private. «Se vogliamo davvero cambiare rotta e garantire servizi di qualità ai cittadini – afferma – dobbiamo coinvolgere gli infermieri nel governo dei processi». Per anni la mancanza di opportunità ha spinto centinaia di giovani infermieri calabresi a trasferirsi al Nord o all’estero. Oggi, però, il quadro si sta ribaltando: il costo della vita nelle grandi città e i nuovi bandi di mobilità e concorso di Azienda Zero stanno riaccendendo il desiderio di tornare.
 
Resta però un nodo critico: il nulla osta che molte aziende del Nord non concedono, bloccando di fatto i rientri. «Spero che tanti colleghi possano tornare – dice Sposato – ma serve anche garantire ai nuovi laureati la possibilità di lavorare nella propria terra».
 
La Calabria dispone di due poli universitari – Cosenza e Catanzaro – che ogni anno formano circa 400 infermieri. Un patrimonio che però spesso prende la strada di altre regioni. «È un paradosso che dobbiamo superare – insiste Sposato – non possiamo permetterci di perdere un capitale umano così prezioso».
 
Il recente bando per l’assunzione di 350 infermieri rappresenta un segnale positivo, ma non sufficiente. Secondo Sposato, in Calabria ne mancano almeno duemila, anche a causa dell’età media molto elevata del personale attualmente in servizio.
 
La centralizzazione dei concorsi e della programmazione è una scelta corretta, ma «la vera sfida è la velocità di attuazione».  
E aggiunge: «Oggi molti infermieri svolgono ancora mansioni burocratiche o da “tuttofare”. In un sistema moderno devono potersi concentrare sull’assistenza clinica».
 
Il presidente OPI affronta anche il tema delle aggressioni al personale sanitario, un fenomeno in crescita che alimenta paura e stress tra gli operatori.  

«Gli infermieri sono in prima linea e spesso pagano il prezzo della sfiducia verso il sistema pubblico», spiega. Tra le misure in arrivo, un protocollo con la Prefettura di Cosenza per l’introduzione delle bodycam e un rafforzamento dei presidi di polizia negli ospedali. Ma per Sposato la soluzione passa anche dall’educazione: «Inserire un’ora di educazione sanitaria nelle scuole aiuterebbe a costruire una nuova cultura del rispetto».
Il messaggio finale è netto: «Il cittadino deve capire che l’infermiere o il medico non è il responsabile dei problemi del sistema, ma spesso ne è vittima quanto lui. La violenza non è mai la risposta. Dobbiamo proteggere chi ogni giorno si prende cura di noi».


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