
"Ad Amendolara si è consumata l’ennesima tragedia annunciata, dove ancora una volta i braccianti sono vittime di un sistema che umilia, sfrutta e uccide". A denunciarlo è l'associazione Libera. "Un sistema malato, quello del caporalato, un ambito di quell’economia mafiosa che paga, quando paga, al di sotto delle tariffe stabilite dai contratti collettivi - ricorda una nota - con orari di lavoro senza limiti, riposi ridotti al minimo, e nessuna misura di sicurezza, comportando maggiori rischi di incidenti e infortuni mortali. Un sistema criminale, come raccontato dal superstite della tragedia immane di Amendolara, alimentato, beffardamente, da propri connazionali che diventano i primi carnefici. Un crimine che umilia le persone nel nome della logica del profitto, funzionale ad un’economia, anch’essa malata, che richiede manodopera a bassissimo costo così da poter abbassare i costi di produzione, creando una concorrenza criminale che penalizza le aziende sane a vantaggio di chi sfrutta e ricatta i lavoratori in campagna, nei cantieri, in edilizia e in molte imprese dove si lavora come schiavi del capitalismo e del consumismo".
"In tutto questo - continua Libera - hanno facile gioco le mafie: quelle internazionali che gestiscono la tratta e quelle locali che controllano il caporalato o assoldano manodopera criminale a basso costo fra i disperati. Ma a prosperare è anche un sistema di illegalità che non è mafioso in senso stretto, eppure con le mafie condivide il disprezzo per la vita umana. Purtroppo, fatti non nuovi come raccontano i precedenti nella vicina Basilicata o le 36 inchieste che collocano la Calabria tra le prime regioni sul grave fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato nel settore agricolo e non solo".
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