“Chiedo giustizia per mio figlio. Prima la Giustizia di Dio”. Sono le parole piene di dolore della mamma di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne di origine tunisine che giovedì pomeriggio si è suicidato a Cosenza durante una perquisizione dei carabinieri. Questo pomeriggio si sta svolgendo una manifestazione dopo la morte di Momo, come era chiamato il giovane uomo. La donna, parlando con i giornalisti, ha 'puntato il dito' contro il carabiniere presente al momento del suicidio del figlio: “Io vivo da 38 anni in Italia. Io lavoro notte e giorno in Italia e mio figlio è cittadino italiano. Ha studiato in Italia ed è stato curato da medici italiani. Perché questo razzismo? Io non ho fiducia nella Polizia e nei carabinieri. La mia vita è finita. Mohamed è un coccolone. Aiuta tutti. Mio figlio non è cattivo. Mio figlio quando è stato arrestato è stato male”.
La famiglia, che si è affidata all’avvocato Osvaldo Rocca, chiede che venga fatta chiarezza sulle circostanze in cui è avvenuto il suicidio. Il giovane era ai domiciliari per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. Secondo quanto è stato raccontato dalla mamma e dai familiari, da tempo il ragazzo soffriva di disturbi pschiatrici e già in passato aveva compiuto gesti autolesionistici. La manifestazione è stata organizzata dal collettivo La Base Cosenza. “Mio figlio adorava gli animali e gli piaceva studiare. Io ho perso mio marito. Mio figlio non c’è più. Lui poteva salvarlo”, aggiunge riferendosi al carabiniere presente al momento del suicidio. “Noi vogliamo Giustizia per Mohammed”, sono le frasi espresse da tante persone che stanno partecipando alla manifestazione per esprimere vicinanza alla donna.