Svelata la statua di Massimo Palanca commosso: "Che sia simbolo di unione tra le varie componenti della città"

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images Svelata la statua di Massimo Palanca commosso: "Che sia simbolo di unione tra le varie componenti della città"
Da sinistra: Antonio Battaglia, Roberto Talarico, Annamaria Tucci Di Marzio, Giusy Iemma, e Massimo Palanca

Un omaggio a un campione diventato simbolo, capace di lasciare un segno indelebile nella storia del calcio italiano e, soprattutto, nel cuore dei tifosi giallorossi, detiene il record di 13 gol segnati direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo

  18 settembre 2026 16:40

di ANTONIO ARGENTIERI PIUMA

“Questo tributo dedicato a me vorrei fosse un simbolo di unione tra le varie componenti di questa città: società, squadra e tifosi quando le cose vanno bene, ma anche quando vanno meno bene”.

Sono le sagge parole del mitico Massimo Palanca giunto questa mattina in città, a Piazza dei Martiri Ungheresi, di fronte all’ingresso dello stadio Ceravolo, per svelare personalmente la statua a lui dedicata come calciatore che più di ogni altro ha legato il proprio nome alla storia dell’US Catanzaro e al sentimento sportivo di un’intera città, che lo riprende mentre batte il calcio d’angolo, in uno scatto ormai passato alla storia.

La statua celebrativa rappresenta un riconoscimento di particolare prestigio, riservato a pochissimi calciatori nel mondo e, nella maggior parte dei casi, a autentiche stelle di rango internazionale. Un tributo che oggi viene dedicato a chi, con le sue giocate, i suoi gol e il suo modo di interpretare il calcio, ha contribuito a rendere il nome del Catanzaro riconoscibile ben oltre i confini della Calabria.

Un omaggio a un campione diventato simbolo, capace di lasciare un segno indelebile nella storia del calcio italiano e, soprattutto, nel cuore dei tifosi giallorossi. Palanca ha scritto una pagina unica nella storia del calcio con il particolare record di 13 gol segnati direttamente dalla bandierina del calcio d’angolo, una delle imprese che hanno contribuito a costruirne la leggenda, così come il suo “piedino d’oro” o di “fata”, come era soprannominato: calzava il “37”.  Ma la sua storia va ben oltre i numeri: è quella di un calciatore che ha fatto di Catanzaro una parte fondamentale della propria vita e che la città ha adottato come uno dei suoi simboli più riconoscibili.

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L’iniziativa rientra tra i nuovi appuntamenti di “The Wind of CZ – Identità in Movimento”, il progetto promosso dall’Associazione Nuova Mente e finanziato dal Comune di Catanzaro nell’ambito del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027, nato con l’obiettivo di valorizzare identità e protagonisti della storia cittadina attraverso iniziative capaci di mettere in movimento la comunità e il suo patrimonio culturale e sociale.

Presenti all’iniziativa numerosi tifosi e vecchi volti che hanno avuto un legame non solo affettivo ma anche professionale col Catanzaro, tra cui Adriano Banelli, capitano degli anni d’oro.  

Palanca ammette di essere rimasto “perplesso quando ho appreso l’idea della statua perché di solito si fa con le persone trapassate, ma spero mi dia lunga vita”.

In quanto all’immagine del calcio d’angolo ritratta nel graffito osserva: “Mi si riconosce per questa prodezza e per i 13 calci d’angolo andati a buon fine, ma ne avevo tirati a migliaia e la percentuale di realizzazione è anche molto bassa”. 

Sul legame con la città è chiarissimo: “I migliori amici li ho a Catanzaro, mio figlio è nato qui. È un sentimento indissolubile e torno in città più volte all’anno. Da marchigiano la sento città mia. Fino a vent’anni sono stato marchigiano, ma poi sono diventato calabrese e soprattutto catanzarese.

Sull’andamento attuale della squadra rassicura: “Penso che la famiglia Noto ci ha abituati a partenze lente, ma dobbiamo avere fiducia e le cose si sistemeranno in meglio”.

E ancora: “Ultimamente in Italia si sono accorti che anche il Catanzaro può esprimere giovani di talento e sono molto felice che sia stata intrapresa questa strada”.

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Dopo di lui parola a Roberto Talarico, protagonista di questo originale progetto: “Sognavo da tanto tempo di realizzare questa idea ma è solo l’inizio perché il mio sogno è fare l’unico percorso turistico sportivo d’Italia con 13 statue in 13 punti bellissimi di Catanzaro, città regina dei panorami e queste statue che racconteranno i suoi punti più belli. Il progetto si chiama “13 di 11”, cioè 13 gol del numero 11 da calcio d’angolo che detiene il record mondiale ancora ineguagliato”. 

Poi, torna sulla statua e racconta: “E’ stata una lunga trafila e ci siamo dovuti acculturare tantissimo. La statua è stata ideata, progettata e dipinta a Catanzaro, ma è stata prodotta in Toscana. È stato un lavoro lungo, meticoloso e ricercato e verranno fatti tanti piccoli accorgimenti, ma durerà a lungo e sarà una gioia per gli occhi, per la mente e per il cuore”. 

Poi fa un passo indietro nel tempo e racconta: “Chiesi a Totino di fotografare Palanca mentre batteva il calcio d’angolo. Fece cinque foto e beccò lo scatto giusto dalla Curva Est con lo striscione che avevamo portato a Bologna la partita precedente: fu un evento particolare. Questa foto è una delle emozioni più grandi della mia vita perchè Massimo è stato quello che ci ha regalato cose indimenticabili ed era giusto che la città lo omaggiasse ancora una volta. C’è la statua di Cristiano Ronaldo e anche quella di Gabrielloni del Como, ma Massimo ha il record mondiale da calcio d’angolo”.

Sul ricordo del famoso e amarissimo rigore sbagliato nel 1988 da Palanca nel finale della partita di Serie B, tra Catanzaro e Triestina, la voce di Talarico si rompe e l’emozione prende il sopravvento: “Sandro Ciotti alla Domenica Sportiva raccontò che c’era ancora qualcuno che piangeva quando sbagliava un calcio di rigore. Quella volta riuscii a saltare in campo eludendo i controlli della polizia, lo raggiunsi e gli misi la sciarpa al collo. Era avvelenato e quella gara finì 1 a 1”.

Dopo di lui L’assessore allo Sport Antonio Battaglia, storico militante del movimento ultras insieme a Roberto Talarico ricorda: “Quello che rappresenta Massimo Palanca in città non ha bisogno di parole. La nostra amministrazione ha sostenuto parzialmente l’iniziativa con i sodi di Metroplus. Per me ha un sapore particolare, e consentimenti, sono uno degli autori della frase dello striscione e potete capire che tipo di soddisfazione che provo ora. Poi, con Massimo ultimamente il legame è ancora più forte ed è stato l’ultimo tedoforo della Fiamma Olimpica a Catanzaro e incarna la sportività, l’amore che questa città ha per i colori e per Massimo Palanca”.

Anche Annamaria Tucci Di Marzio, moglie del compianto Gianni Di Marzio loda l’idea: “Bellissima iniziativa di cui sono stata messa al corrente da poco. Massimo Palanca e Adriano Banelli sono venuti per il Di Marzio Cup e sono i miei due cavalieri perché mio figlio Gianluca non ha potuto presenziare. È un onore essere qui. Questa iniziativa vuole trasmettere i valori di mio marito e avviene grazie a Roberto Talarico e Andrea Paonessa dopo 4 anni e otto mesi in cui la città di Catanzaro non aveva ricordato mio marito e sinceramente eravamo rimasti un po’ male visto che lo ricordano i diversi punti. Ma non è mai troppo tardi e siamo felici di essere qui”. 

Poi dice: “Mio marito aveva un legame fortissimo con Catanzaro e la Calabria che mi coinvolge molto perché per metà sono di Catanzaro. Mio nonno era del quartiere San Leonardo dove c’è ancora la casa che ha preso mio cugino. Catanzaro è parte del mio cuore. Mio marito aveva un rapporto di grande passione, affetto con questa città e poi è tornato col presidente Pino Albano”.

Infine, il vicesindaco di Catanzaro Giusy Iemma osserva: “Nelle parole di Massimo leggo tanta voglia di costruire comunità ed è un monito importante per una città che ha molte risorse e sensibilità. Massimo ha regalato tante emozioni e il tuo talento è ancora vivo nel cuore dei nostri tifosi. Ho diverse foto da bambina con lui ed era il mito di papà come lo fu Gianni Di Marzio”.