Unical. L'appello per la ripartenza di "Rinnovamento è Futuro": "Si trovino modalità per non far morire il campus"

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La campagna RestartCampus di Rinnovamento è Futuro
  26 maggio 2020 17:21

di GIORGIA RIZZO

Sono passati ormai tre mesi da quando la vita che contraddistingue il Campus di Arcavacata si è all'improvviso arrestata. Aule vuote, il Ponte Bucci deserto e gli studenti che, relegati ormai ad una vita domestica fatta di schermi e lezioni telematiche, scalpitano per sapere quando potranno ritornare a quella vita di sempre, ammettendo anche qualche doverosa limitazione. Ma le notizie che trapelano sono tutt'altro che entusiasmanti. Quelle aule rimarranno vuote ancora per un po', probabilmente non torneranno ad essere vissute ad ottobre, come nel resto del Paese. 

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Ma adesso che tutto sembra riaprire, e che da settembre forse anche le scuole ripartiranno, cominciano le prime rivendicazioni per non far morire quel Campus che ha fatto della socialità il suo aspetto fondativo. 

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"RestartCampus" è, infatti, il nome della campagna lanciata sui social dall'associazione studentesca "Rinnovamento è Futuro", che invita tutti gli studenti a rilanciare l'appello per una ripartenza graduale dell' Università della Calabria.

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"Il Campus di Arcavacata è l’orgoglio e l’identità della nostra Università - si legge in una nota - L’emergenza Coronavirus lo ha messo in ginocchio, eliminando del tutto la socialità e lo spirito di aggregazione che da sempre lo rendono un fiore all’occhiello del Sistema Universitario nazionale. Il territorio in cui opera e al quale rivolge le proprie attività pur non essendo stato, fortunatamente, completamente travolto dalla furia distruttiva di questa pandemia mondiale, porta comunque i segni di uno dei periodi più bui per l’intera umanità. Nella nostra concezione di Università aperta al territorio, la terza missione è principalmente culturale: abbiamo per questo il dovere di dare una speranza di futuro e normalità vissuti responsabilmente. In poche parole, dobbiamo dimostrare alla Calabria e non solo che si può convivere col virus rispettando le regole. Chi meglio della nostra Comunità Accademica può riuscire in questa sfida?"


"La chiusura del Campus ha desertificato sia socialmente che economicamente tutta la zona che si sviluppa intorno al Ponte Pietro Bucci - continua Ref - Il nostro pensiero va innanzitutto agli Studenti e alla Comunità Accademica tutta, ma va anche a chi fa in modo che la nostra area urbana sia tra le aree universitarie migliori d’Italia: pensiamo ai locatori (quelli onesti che garantiscono i diritti dei locatari), agli imprenditori titolari di attività ristorative, copisterie e di tutti gli esercizi commerciali cui ci rivolgiamo quotidianamente, ai lavoratori delle mense e a tutti i lavoratori che fanno del Campus di Arcavacata la loro ragione di sopravvivenza economica e non solo.
Siamo amareggiati dal fatto che ogni responsabilità sia stata effettivamente scaricata sui Rettori delle varie Università, che difatti devono assumere in autonomia la responsabilità di adottare tutte quelle misure che vadano nella direzione di una graduale riapertura".

"Tuttavia, - precisano - non possiamo rimanere inermi difronte a questa condizione. Sebbene l’Ateneo debba continuare nel brillante impegno già profuso per garantire la fruizione a distanza della Didattica e di ogni altro aspetto, non possiamo ignorare del tutto la possibilità che tutto questo possa finire presto per lasciare spazio a ciò che è sempre stato, tenuto conto anche del fatto che ci rivolgiamo prevalentemente alla Regione col più basso tasso di contagio".

"Ci sono anzitutto delle questioni a cui bisogna rispondere immediatamente, che abbiamo più volte sollecitato ma che la Governance ha sistematicamente ignorato - denuncia Ref - Pensiamo anzitutto agli assegnatari di residenza universitaria, per cui da tempo diciamo: o si consente il rientro immediato o si rimborsano adeguatamente gli Studenti, in maniera altrettanto immediata, dei servizi meritati con la borsa di studio ma non fruiti totalmente. L’Ateneo non può continuare a procrastinare questo discorso, appellandosi tra l’altro a direttive del Ministero ormai esaurite e chiaramente in contraddizione con le stesse indicazioni fornite riguardo altri aspetti della vita quotidiana. Quattromiglia, la zona prevalentemente scelta dai fuorisede come residenza universitaria, pullula di Studenti rientrati e già alle prese con lo studio che li porterà ad affrontare la Sessione Estiva. Non è semplicemente una questione di sperequazione ma una vera e propria necessità avvertita dagli Studenti che hanno bisogno dei loro spazi e delle loro abitudini per affrontare il loro percorso universitario, cui hanno responsabilmente rinunciato nel pieno dell’emergenza ma che non sono pronti a sacrificare in un momento in cui l’Italia intera si appresta a rimettersi in cammino verso la normalità".

"Altro aspetto di non poco conto è lo svolgimento delle sedute di Laurea - continua la nota - Abbiamo condiviso e veicolato, in un primo momento, la necessità di rinunciare alle sedute in Università, ad un momento con i colleghi e la propria famiglia e ad un applauso che esprimesse il commiato dall’Unical. Ad oggi, però, non sussistono più le condizioni per rinunciare totalmente a tutto questo. Si pensi, da subito, ad una modalità che, contingentando preventivamente l’afflusso degli spettatori, possa permettere un degno momento di soddisfazione ai nostri Laureandi. Esaurita la riflessione sul breve termine, crediamo che anche nel medio e lungo termine abbiamo bisogno di sapere che, con la stessa mestizia con cui abbiamo programmato il passaggio alla didattica a distanza, si stia preparando il percorso inverso, per tenerci pronti dal primo momento utile a ripopolare il Ponte, i Cubi e il Polifunzionale - incalza Ref - Viste le variabili esterne che giocano tutte a nostro favore, non possiamo non essere tra i primi Atenei ad aprire le porte a chi vorrà rientrare. Nel pieno rispetto delle indicazioni governative, si studino le modalità blended per permettere la fruizione contestuale della Didattica sia a distanza che in presenza. Si pianifichi un piano che magari consenta prima ai corsi con una numerosità compatibile di ritornare alla normalità. Di qui a breve, l’Unical sarà chiamata ad ospitare anche varie procedure concorsuali (come il TFA) ed è impensabile essere pronti a accogliere ospiti esterni e non i principali attori della vita universitaria".


"Dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane è emersa la preoccupazione per il pericolo connesso agli spostamenti con i mezzi di trasporto - spiegano -  Per questo motivo, la nostra proposta è, nell’ottica della terza missione anche attraverso i fondi UnicalvsCovid, sviluppare un’applicazione da consegnare alla Regione Calabria e ai concessionari del servizio di Trasporto Pubblico Locale che permetta la prenotazione e il contingentamento dei passeggeri, al fine di garantirne l’incolumità. Oggi più che mai, l’Università della Calabria ha una grande responsabilità verso il territorio - conclude Ref - Diamo al più presto un messaggio di responsabile fiducia a chi ci osserva, garantiamo il Diritto allo Studio e restiamo l’avanguardia della nostra Regione. Insieme, rispettando le regole, ce la faremo. Il Campus non deve morire". 

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