
"Quanto accaduto nei giorni scorsi all'ospedale Annunziata di Cosenza mi ha colpito e mi preoccupa, e non soltanto per le ragioni che dovrebbero essere ovvie a chiunque. La diffusione di volantini anonimi, sessisti e diffamatori indirizzati a quattro operatori sanitari - due donne e due uomini - non è soltanto vile nella forma, ma rivela qualcosa di più inquietante sul clima che si vuole creare attorno a chi esercita ruoli di responsabilità, in particolare quando chi li esercita è una donna.
Per questo esprimo la mia solidarietà a tutti ed, in particolare, alle due lavoratrici colpite. Non è una formula di rito. È una presa di posizione che sento necessaria".
Il rettore dell’Università della Calabria, Gianluigi Greco, interviene sui volantini diffamatori comparsi all'ospedale dell'Annunziata di Cosenza.
"La violenza sessista non ha bisogno di manifestarsi fisicamente per essere tale. Un volantino anonimo che colpisce donne sul luogo di lavoro, che ne delegittima il ruolo attraverso l'insulto e la diffamazione, è un atto di violenza a tutti gli effetti. Ed è particolarmente grave quando avviene in un ospedale, che è per definizione un luogo di cura, di rispetto della persona. Contaminare quel contesto con simili strumenti significa offendere non soltanto le persone direttamente bersagliate, ma l'intera cultura del lavoro e della responsabilità pubblica che quella struttura rappresenta.
Ho letto con attenzione le reazioni di queste ore. Condivido le parole di chi ha parlato di "atto ignobile". Trovo importante che istituzioni, sindacati e rappresentanti politici abbiano reagito con chiarezza e tempestività. Tuttavia, la condanna non basta se resta separata dalla volontà di capire cosa produce certi gesti e come si costruisce, nel tempo, una cultura lavorativa che li renda semplicemente impensabili.
Come università, sappiamo che la nostra responsabilità non finisce con la formazione tecnico-scientifica. Formare medici, ricercatori, operatori sanitari significa anche trasmettere un'etica del rispetto, una coscienza dei diritti e della dignità altrui. Significa preparare persone capaci di riconoscere la violenza anche quando si presenta nelle forme più subdole, e di rifiutarla senza esitazione. È un impegno che prendiamo sul serio da sempre.
Auspico che le autorità competenti facciano piena luce sulle responsabilità di quanto accaduto. Chi ha distribuito quei volantini deve sapere che l'anonimato non è impunità.
All'Annunziata e ai colleghi con cui ogni giorno condividiamo quel presidio, va tutta la vicinanza dell'Università della Calabria".
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